Approfondimento dello Studio Legale

Categoria: Condominio

Può accadere che si avverta la necessità di registrare lo svolgimento di un'assemblea condominiale, magari al fine di verificare ex post se quanto viene verbalizzato dal segretario sia effettivamente corrispondente al tenore ed ai contenuti dell'assemblea.

Ecco che la domanda sorge spontanea: ma è lecito registrare anche all'insaputa degli altri condomini e partecipanti all'assemblea?

Ebbene, l'insegnamento nomofilattico sia civile che penale continua a ribadire che deve escludersi che possa essere ricondotta nel concetto d'intercettazione la registrazione di un colloquio svoltosi a viva voce o per mezzo di uno strumento di trasmissione ad opera di una delle persone che vi partecipi attivamente o che sia comunque ammessa ad assistervi.

Difettano, in questa ipotesi, la compromissione del diritto alla segretezza della comunicazione, il cui contenuto viene legittimamente appreso soltanto da chi palesemente vi partecipa o vi assiste, e la "terzietà" del captante.

La comunicazione, una volta che si è liberamente e legittimamente esaurita, senza alcuna intrusione da parte di soggetti ad essa estranei, entra a fare parte del patrimonio di conoscenza degli interlocutori e di chi vi ha non occultamente assistito, con l'effetto che ognuno di essi ne può disporre, a meno che, per la particolare qualità rivestita o per lo specifico oggetto della conversazione, non vi siano specifici divieti alla divulgazione.

Ciascuno di tali soggetti è pienamente libero di adottare cautele ed accorgimenti, e tale può essere considerata la registrazione, per acquisire, nella forma più opportuna, documentazione e quindi prova di ciò che, nel corso di una conversazione, direttamente pone in essere o che è posto in essere nei suoi confronti; in altre parole, con la registrazione, il soggetto interessato non fa altro che memorizzare fonicamente le notizie lecitamente apprese dall'altro o dagli altri interlocutori".

Come accennato, anche la giurisprudenza civile di legittimità ha integralmente confermato il principio di cui sopra, ma il problema ulteriore attiene piuttosto all'utilizzo che il soggetto registrante voglia farne del materiale raccolto.

Ebbene, anche tale secondo quesito è stato risolto dalla Suprema Corte, la quale ha spiegato che non può fondatamente sostenersi che la divulgazione del contenuto del colloquio da parte di chi lo ha registrato sarebbe inibita dall'art. 15 Cost., posto che il diritto alla riservatezza, non atteggiandosi, in questo caso, come componente essenziale del diritto alla libertà e segretezza delle comunicazioni, non si pone come valore costituzionalmente protetto e, ove non risulti neppure assicurato da specifiche previsioni della legge ordinaria, cede di fronte all'esigenza di formazione e di conservazione di un mezzo di prova.

Il diritto alla riservatezza - come si è detto - non vive nell'ordinamento sulla base di una previsione generalizzata, ma è il legislatore che di volta in volta ne dispone la genesi e la tutela.

In definitiva, non è illecito registrare una conversazione perché chi conversa accetta il rischio che la conversazione sia documentata mediante registrazione, ma è violata la privacy se si diffonde la conversazione per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui.

Del predetto principio si trova poi ulteriore conferma anche nel Regolamento UE n. 2016/679.


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