27 settembre 2014

Categoria: Locazione

Secondo l'orientamento di legittimità l’ordinanza di convalida di sfratto è un provvedimento giurisdizionale irrevocabile che ha valore di cosa giudicata sostanziale:

1) sull’esistenza del contratto di locazione e sulla qualità di parti di intimante ed intimato (Cass. 1 dicembre 1994, n. 10270);

2) per la risoluzione del contratto di locazione e per la condanna al rilascio (tra le altre: Cass. 17 luglio 2008, n. 19695; Cass. 4 febbraio 2005, n. 2280);

3) sull’intervento di una causa di cessazione o risoluzione del rapporto, come pure sulla qualificazione di esso, se la scadenza del medesimo, richiesta e accordata dal giudice, è strettamente correlata alla tipologia del contratto (Cass. 23 giugno 1999, n. 6406; Cass. 10 maggio 1985, n. 2919).

Ciò è coerente con i principi in tema di giudicato implicito e di estensione di questo soltanto alle questioni dedotte o deducibili come antecedenti logici necessari indefettibili per la decisione, tra i quali non rientra l’entità del canone, di per sé sola ed in sé considerata, né la legittimità dei presupposti per il suo calcolo, attesa la limitatezza della cognizione indotta dalla mancata comparizione o dalla mancata contestazione del locatario e la sufficienza, ai fini della convalida, dell’an della mora e non anche del quantum.

Pertanto, un giudicato sull’entità del canone dovuto è conseguibile soltanto in caso di contestuale ingiunzione di pagamento per i canoni a contratto in corso (Cass. 24 luglio 2007, n. 16319; Cass. 29 maggio 2012, n. 8565).


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