Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 6983 dell'11.12.2018

Categoria: Abusi edilizi

Con la sentenza in rassegna il Consiglio di Stato, a fronte di un ordine di demolizione emesso a distanza di tempo, dà valore non solo all'affidamento del privato, ma anche alle ragioni di interesse pubblico che, proprio in ragione del lasso di tempo trascorso dall'opera contestata, devono sostenere il comando ripristinatorio.

Non è dunque sufficiente l'esigenza del mero ripristino della legalità violata.

Nel caso in cui, oltre alla situazione consolidatasi nel tempo, s’aggiunga il legittimo affidamento sulla permanenza ed utilizzazione della res abusiva ingenerato dal comportamento tenuto dall’amministrazione o dal rilascio di un titolo edilizio ancorche? atipico, deve trovare applicazione il principio dettato dal Consiglio di Stato, A.P. n. 8/2017.

Indirizzo giurisprudenziale in forza del quale l’ordine di demolizione necessita di una ponderata motivazione che dia conto della valutazione degli opposti interessi:

1) quello del titolare del bene alla conservazione ed utilizzazione della res, risalente nel tempo e fatta oggetto di un provvedimento autorizzativo mai rimosso;

2) quello dell’amministrazione al ripristino dell’assetto del territorio compromesso dalla permanenza in loco dell’abuso.

Ebbene, nel caso deciso l’ordinanza di demolizione irrogata risulta insufficientemente motivata perché non ha considerato la valutazione della preesistenza nel tempo della res e dell’affidamento ingenerato sui titolari di essa per effetto del rilascio del titolo edilizio condizionato mai previamente annullato.

Sicche? e? condivisibile l’ulteriore argomento dedotto dagli appellanti, fondato sulla previa qualificazione della sanzione della demolizione quale “extrema ratio” da bilanciare con altri interessi ed esigenze, che, nel caso in esame, la demolizione del manufatto abusivo non costituisca affatto l’unico rimedio concretamente idoneo a soddisfare le esigenze di tutela del territorio sottese alla normativa di riferimento.


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