T.A.R. Lazio, Sez. I Quater, 17.10.2015 n. 11831

Categoria: Abusi edilizi

La sentenza della Sezione Prima Quater del T.A.R. Lazio si colloca nella scia degli orientamenti sostanziali di quella giurisprudenza amministrativa lontana dal rigido conformismo normativo ancorato al ripristino della legalità violata, nonostante dunque il discutibile difetto di interesse pubblico.

Nel dettaglio, Roma Capitale aveva contestato (ordinando la demolizione ed infliggendo la sanzione pecuniaria di euro 25.000) sia la realizzazione di un soppalco che, oltre ad aver rappresentato un aumento di superficie utile, aveva altresì determinato la riduzione dell'altezza violando il limite di 2,70 mt previsto dall'art. 40, lett. g, del Regolamento Edilizio romano, sia lo spostamento di pareti interne.

Il T.A.R., in accoglimento del ricorso, ritiene erronea la sanzione demolitoria in quanto la superficie soppalcata era minimale, tanto da consentire soltanto il posizionamento di un letto posto a circa 2 mt da terra e ad 1,30 mt dal soffitto, sorretto peraltro da un mobile totalmente svincolato dalle pareti e che non ha comportato aumento di superficie non calpestabile.

Per quanto invece riguarda lo spostamento di pareti interne, la giurisprudenza ha avuto modo di chiarire che l'intervento edilizio comportante esclusivamente una diversa distribuzione degli spazi interni non necessita del permesso di costruire.

Infatti, è da escludersi che integri aumento volumetrico, il quale richiede il permesso di costruzione, ogni diversa distribuzione in vani, per numero e ampiezza, della identica superficie totale calpestabile (cfr. Cass., sentenza n. 37713 dell'1 ottobre 2012; Tar Lazio II, 6 maggio 2014 n. 4707).

Infatti l'art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 380/001, alla lett. b) qualifica come interventi di manutenzione straordinaria le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso, e alla lett. d) qualifica come interventi di ristrutturazione edilizia gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.

Inoltre si deve rammentare che dal combinato disposto degli articoli 10, comma 1, e 22, comma 1, del D.P.R. n. 380/001 si desume che tali interventi, qualora non comportino modifiche del volume e delle superfici o mutamenti della destinazione d'uso, non sono subordinati al preventivo rilascio del permesso di costruire, bensì alla presentazione di una D.I.A., diversamente dal caso in cui la diversa distribuzione degli spazi interni si inserisca in un più articolato complesso di interventi di ristrutturazione e, comportando la configurazione, nel complesso, di un organismo nuovo necessiti del previo rilascio del permesso di costruire.

Nel caso di specie risulta realizzato un mero spostamento di tramezzi che, anche considerate le dimensioni dell’immobile, non ha determinato alcuna modificazione delle superfici; né, combinandosi con ulteriori interventi di ristrutturazione, ha determinato la configurazione complessiva di un nuovo organismo edilizio.

Ne consegue che detti interventi avrebbero potuto essere realizzati previa presentazione di D.I.A., in assenza della quale il Comune avrebbe dovuto comminare una sanzione pecuniaria e non già la sanzione della demolizione.

I singoli interventi contestati non potrebbero affatto ricondursi nell'alveo della c.d. "ristrutturazione edilizia" ai sensi dell'art. 3 e 10, comma 1 lett. e), D.P.R. 380/2001 e, quindi, non rientrerebbero tra quelli sottoposti al regime del permesso di costruire, trattandosi piuttosto di opere la cui realizzazione è subordinata alla mera comunicazione di lavori ex art. 6 TUE, ovvero - tutt'al più - a semplice DIA (oggi SCIA) ex art. 22, comma 1, D.P.R. 380/2001: il che comporterebbe altresì l'illegittimità dell'applicata sanzione demolitoria, in luogo di quella pecuniaria prevista dagli art. 6 e 37 D.P.R. 380/2001.


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