Corte di Cassazione, Sez. III, 26 giugno 2012, n. 10619

Categoria: Assicurazioni

Con la pronuncia in commento la Suprema Corte focalizza l'attenzione sul contratto di assicurazione, genericamente inteso, seppur con particolare riferimento alla problematica attinente le clausole vessatorie.

Per definizione sono vessatorie quelle clausole predisposte unilateralmente che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l'esecuzione, ovvero sanciscano a carico dell'altro contraente decadenze, limitazioni della facoltà di sollevare eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell'Autorità Giudiziaria.

Tutto ciò ha rilievi estremamente concreti e pratici, posto che non è sufficiente una sottoscrizione cumulativa relativa a tutte le clausole vessatorie, bensì è necessario che ciascuna clausola vessatoria sia richiamata espressamente, con indicazione del numero della clausola e del suo contenuto o anche del solo numero purchè questo sia idoneo a rivelare il contenuto della clausola al contraente debole.

Gli Ermellini precisano che nel contratto di assicurazione sono da considerare clausole limitative della responsabilità, per gli effetti dell'art. 1341 c.c., solo quelle clausole che limitano le conseguenze della colpa o dell'inadempimento o che escludono il rischio garantito.

Ne consegue che attengono all'oggetto del contratto, e non sono perciò assoggettate al regime previsto dal comma 2 di detta norma, le clausole che riguardano il contenuto ed i limiti della garanzia assicurativa e, dunque, specificano il rischio garantito.

In questa prospettiva non hanno certamente carattere vessatorio quelle clausole le quali, come quella ricorrente nel caso di specie, mirino soltanto a delimitare l'oggetto della garanzia prestata sotto il profilo temporale, fissando la durata entro cui i rischi restano assicurati.

Considerato che la sentenza impugnata appare in linea con i principi di diritto richiamati, ne consegue che il ricorso per cassazione in esame, siccome infondato, deve essere rigettato. Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di questo giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.


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Clausola che fissa la durata del rischio garantito - Non é vessatoria

Corte di Cassazione, Sez. III, 26 giugno 2012, n. 10619