T.A.R. Puglia-Lecce, Sez. I, 01 ottobre 2019 n. 1521

Categoria: Diritto amministrativo

I magistrati salentini tornano a statuire in materia di silenzio-inadempimento (cosa differente rispetto al silenzio qualificato, n.d.s.), e precisano che l'obbligo di provvedere sussiste anche in assenza di un'espressa previsione legislativa che tipizzi l'istanza del privato.

In particolare, una istanza diretta ad ottenere un provvedimento favorevole, determina un obbligo di provvedere quando chi la presenta sia titolare di un interesse legittimo pretensivo, pur in assenza di una norma specifica che attribuisca al privato un autonomo diritto di iniziativa (C. di St. 2318/2007; C. di St. 7975/2004).

Il Consiglio di Stato ha rilevato in più pronunce che l'Amministrazione non ha la potestà di non decidere sull'istanza del privato, posto che ciò contrasta col diritto a una buona amministrazione, tenendo presente che la violazione dell'obbligo di concludere il procedimento mediante l'adozione di un provvedimento espresso ha una rilevanza specifica non solo sul versante del rimedio apprestato dall'ordinamento all'art. 2 comma 1 L. 7 agosto 1990 n. 241, ma anche come precipitato tecnico del buon andamento della cosa pubblica che non riconosce diritto di cittadinanza a una facoltà soprassessoria capace di tramutarsi in un rinvio sine die delle determinazioni sulla fattispecie concreta.

Tale dovere sussiste tutte le volte in cui l'Amministrazione contravvenga ad un preciso obbligo di provvedere, derivante da una norma di legge, di regolamento o di un atto amministrativo, ovvero dai principi informatori dell'azione amministrativa, quando in particolari fattispecie ragioni di giustizia e di equità impongano l'adozione di un provvedimento (Cons. Stato, Sez. V, n. 4235 del 13/10/2016; TAR Lecce n. 181/2019; Tar Salerno n. 1767/2017; Tar Lazio n. 12473/2017).

A nulla rilevando l'eventuale infondatezza/inammissibilità dell'istanza: l'Amministrazione è tenuta a concludere il procedimento anche se ritiene che la domanda sia irricevibile, inammissibile, improcedibile o infondata, non potendo rimanere inerte: il legislatore, infatti, ha imposto alla P.A. di rispondere in ogni caso (tranne i casi limite di palese pretestuosità) alle istanze dei privati nel rispetto dei principi di correttezza, buon andamento, trasparenza, consentendo alle parti di difendersi in giudizio in caso di provvedimenti lesivi dei loro interessi giuridici” (ex plurimis: T.A.R. Roma n. 3454/2019).


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