Corte di Cassazione, II Sez. Penale, 12.02.2015 n. 7082

Categoria: Diritto penale

20 febbraio 2015 - Avv. Nicolò Marella

Troppo spesso accade di imbattersi in proprietari (incivili) di cani (molto più civili dei padroni) che non rimuovono le feci dei propri animali domestici sulla pubblica via, tanto che con ordinanza del Ministero della Salute pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 209 del 06.09.2013 si è resa obbligatoria non solo la conduzione con guinzagli non superiori a 1 metro e mezzo, ma anche la raccolta delle feci dell'animale.

Ma che discorso dovrebbe farsi nel caso di cani che urinano sui famigerati angoli delle altrui proprietà o sulle ruote dei veicoli?

Su tale fattispecie ha statuito la Seconda Sezione Penale di Piazza Cavour, studiando la questione di un uomo che veniva accusato, dal proprietario di un edificio dichiarato di notevole interesse storico architettonico, di aver imbrattato parte della facciata dell'immobile permettendo che il cane vi orinasse sopra con quotidiani passaggi nel corso degli anni.

In primo grado il giudice di pace aveva accolto le ragioni del querelante, ma in appello il Tribunale di Firenze accoglieva le ragioni difensive dell'imputato sul rilievo per cui il proprietario non aveva agito con l'intento di imbrattare il muro, e ciò risultava dimostrato dalla circostanza per cui era solito munirsi di una bottiglietta d'acqua al fine di ripulire l'urina del cane, di cui ovviamente non poteva orientare la direzione di quel che è un istinto naturale.

La Cassazione condivide le ragioni del giudice di secondo grado e manda assolto l'imputato, cogliendo altresì l'occasione per di fornire un utile vademecum per tutti i proprietari di cani.

L'elemento soggettivo mancante

Il reato contestato all'imputato (art. 639, comma 2, c.p.) è un delitto per la cui configurabilità è richiesta la sussistenza del dolo, anche generico.

Tuttavia nella fattispecie decisa non è risultata provata la sussistenza del dolo, risultando viceversa dimostrato che l'imputato si era preoccupato di ripulire la parte del muro imbrattata versandovi dell'acqua, circostanza questa incompatibile con la volontà di imbrattare il muro.

Il vademecum del padrone modello

Gli ermellini decidono di dedicare gran parte della motivazione ad una serie di direttive indirizzate a tutti i padroni di cani che, come accade quotidianamente, portano a passeggio i propri animali domestici.

Secondo i supremi giudici la questione merita un doveroso quanto accurato esame in punto di diritto in quanto la stessa coinvolge interessi diffusi nella vita quotidiana nella quale si contrappongono i diritti e gli interessi di milioni di persone divisi tra la legittima tutela del beni di proprietà e la posizione di chi accompagna animali da compagnia sulla pubblica via.

Si tratta di rapporti, interessi ed esigenze talvolta contrapposti che si inseriscono in un più ampio quadro di convivenza, di rispetto civile, di tolleranza, ma anche di malcostume di fronte ad un fenomeno che non può essere sottaciuto.

In senso generale e dal punto di visto oggettivo il reato c'è, poiché l'imbrattamento è l'azione che consiste nell'insudiciamento, prodotto con qualsiasi mezzo ed in qualsiasi modo idoneo della cosa altrui, essendo irrilevante che l'alterazione sia temporanea o superficiale e che il bene di proprietà possa essere facilmente reintegrabile nel suo aspetto originario anche con modesta spesa.

In ogni caso, si dovrebbero tener presente i seguenti profili:

a) è un dato di comune esperienza che il condurre un cane sulla pubblica via apra la concreta possibilità che l'animale possa imbrattare con l'urina o con le feci i beni di proprietà pubblica o privata; sicché per quanto l'animale possa essere stato bene educato, il momento in cui lo stesso decide di espletare i propri bisogni fisiologici è talvolta difficilmente prevedibile, trattandosi di un istinto non altrimenti orientabile e, comunque, non altrimenti sopprimibile mediante il compimento di azioni verso l'animale che si porrebbero al confine del maltrattamento nel confronti dello stesso;

b) è un dato di comune esperienza che i cani non esplicano i propri bisogni fisiologici

all'interno degli appartamenti o degli altri luoghi chiusi di privata dimora, con la conseguenza che i possessori dei predetti animali che risiedono in agglomerati urbani si vedono necessitati a condurli sulla pubblica via con tali finalità; non sempre le Autorità locali sono in grado di predisporre luoghi appositi ove detti animali possano espletare i loro bisogni fisiologici e comunque non può essere escluso che gli animali decidano (con tempi e modalità che, come detto, non è possibile inibire) di espletare tali bisogni altrove o prima del raggiungimento del luoghi a ciò deputati.

Ecco che allora l'unica limitata sfera di azione che compete a chi è chiamato a condurre sulla pubblica via detti animali è quella agire al fine di ridurre il più possibile il rischio che questi possano lordare i beni di proprietà di terzi quali - come è tipicamente il caso - i muri di affaccio degli stabili ed i mezzi di locomozione ivi parcheggiati.

Pertanto, le semplici regole da seguire sono:

1 vigilare attentamente i comportamenti del cane;

2 limitare anche la libertà di movimento con l'aiuto di un guinzaglio non superiore a 1 metro e mezzo;

3 tentare di farlo desistere, quantomeno nell'immediato, dall'azione di espletare i propri bisogni se quest'atto comporta l'imbrattamento di beni altrui;

4 intervenire coscienziosamente per rimediare all'imbrattamento rimuovendo le feci del proprio cane o ripulendone l'urina con dell'acqua o con i prodotti ad oggi in commercio (spray).


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