Corte Costituzionale 09 gennaio 2019 n. 2

Categoria: Edilizia

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale l'art. 22, comma 2, lett. a) della Legge regionale del Lazio n. 15/2008 che, nel prevedere la sanatoria ordinaria (accertamento di conformità), determina nella sostanza un’irragionevole equiparazione ai fini pecuniari con la sanatoria di un intervento invece caratterizzato da illegittimita? formale e sostanziale (intervento eseguito in forza di titolo successivamente annullato).

Tale ultima disposizione consente, infatti, la sanatoria degli interventi realizzati in base ad un titolo abilitativo annullato d’ufficio o in via giurisdizionale, quando non sia possibile rimuovere i vizi della procedura amministrativa o ripristinare lo stato dei luoghi, previa applicazione al responsabile di una sanzione pecuniaria pari al valore venale dell’intervento.

Il punto

Nel caso di cui all’art. 20 (più grave) l’annullamento del titolo e? indicativo dell’illegittimita? sostanziale dell’intervento edilizio, rispetto al quale si renderebbe necessario il ricorso all’ordinario iter repressivo con la demolizione del manufatto, cui l’amministrazione decide invece di soprassedere per ragioni di materiale impossibilita?.

Nel caso di cui all’art. 22 (meno grave) e? sufficiente disporre la regolarizzazione dell’aspetto formale dell’intervento realizzato, una volta accertato che lo stesso e? comunque pienamente conforme alla normativa urbanistico-edilizia vigente ed a quella pregressa.

Sicché l'equiparazione ai fini pecuniari di due situazioni differenti merita la declaratoria di incostituzionalità.

Peraltro, precisa la Corte, è significativo che la disciplina statale – agli artt. 36 e 38 TUE – preveda costi differenziati per le due forme di sanatoria dell’abuso.


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