T.A.R. Puglia, Sez. Terza, 21 gennaio 2020 n. 58

Categoria: Edilizia

Roma, 16 aprile 2020

Con la sentenza in rassegna il T.A.R. Puglia risponde chiaramente a due quesiti:

1) le superfici accessorie si computano nel calcolo volumetrico del fabbricato? No.

2) nel caso di contrasto, prevale il Regolamento Edilizio Tipo regionale anche se il Comune non ha adeguato le proprie norme tecniche? Sì.

Quanto al primo quesito, i giudici baresi si collocano nel solco giurisprudenziale che da tempo ribadisce come le superfici accessorie non possano essere computate nel calcolo della volumetria complessiva del fabbricato, sicché, in caso contrario, il progetto edilizio risulterebbe sicuramente menomato, con intuibili danni subito dal costruttore.

Non solo, ma i giudici baresi condividono anche l'orientamento granitico sviluppatosi a seguito dell'entrata in vigore del Regolamento Edilizio Tipo, al quale tutti i comuni devono uniformarsi: in caso di contrasto, prevarrà sempre il primo rispetto a quanto previsto dalle norme tecniche di attuazione comunali, a nulla rilevando che un comune non l'abbia attuato.

Senza addentrarsi in eccessivi tecnicismi, il T.A.R. precisa che il Comune avrebbe dovuto individuare le superfici accessorie che non determinano volumetria e la mancata attuazione della specificazione applicativa della definizione n. 46 “Volume edificabile (ve)” del Regolamento Edilizio Tipo regionale, non autorizza affatto il Comune a non considerare che dalla volumetria complessiva del fabbricato di progetto dovrebbero essere detratte le volumetrie derivanti dalle superfici accessorie, come elencate dalla definizione n. 15 “Superfici accessorie (SA)”.

Si legge ancora nella sentenza che i progetti edilizi presentati a far data dal 01 gennaio 2018 devono conformarsi alle definizioni uniformi allegate allo Schema del Regolamento Edilizio Tipo regionale, a prescindere se i Comuni hanno o meno adeguato le proprie disposizioni comunali (regolamenti e NTA) al RET regionale.


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