Giurisprudenza

Processo civile

Ausiliari del giudice - CTU - Compenso - Liquidazione - Opposizione

Corte di Cassazione, Sez. II, 30 aprile 2012 n. 6598

L’articolo 170 d.P.R. n. 115 del 2002, nel disporre che il giudice del’opposizione (avverso il provvedimento di liquidazione dei compensi agli ausiliari del giudice) può avvalersi di poteri istruttori officiosi (acquisizione di atti, documenti e informazioni necessari ai fini della decisione), gli attribuisce una facoltà eminentemente discrezionale il cui mancato esercizio, pur se sollecitato dall’interessato, non può formare oggetto di sindacato in sede di legittimità, ove risulti giustificato da una motivata valutazione di superfluità, come nell’ipotesi il giudice ritenga che i dati già acquisiti siano sufficienti - a fronte delle generiche contestazioni mosse dagli opponenti - a dimostrare che sono state svolte le attività demandate dal giudice.
Il procedimento di opposizione, ex articolo 170 d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, al decreto di liquidazione dei compensi ai custodi e agli ausiliari del giudice (oltre che ai decreti di liquidazione degli onorari dovuti ai difensori nominati nel- l’ambito del patrocinio a spese dello Stato), introduce una controversia di natura civile, indipendentemente dalla circostanza che il decreto di liquidazione sia stato pronunciato in un giudizio penale, e deve quindi essere trattato da magistrati addetti al servizio civile, con la conseguenza che la trattazione del ricorso per cassazione avverso l’ordinanza che lo decide spetta alle sezioni civili della Corte di Cassazione. Tuttavia, qualora l’ordinanza che decide l’opposizione sia stata adottata da un giudice addetto al servizio penale, si configura una violazione delle regole di composizione dei collegi e di assegnazione degli affari che non determina né una questione di competenza, né una nullità, ma può giustificare esclusivamente conseguenze di natura amministrativa o disciplinare.
Inoltre, in sede di opposizione avverso il decreto di liquidazione dei compensi al consulente tecnico, sono ammissibili solo le censure che si riferiscano alla liquidazione del compenso, mentre non possono proporsi questioni relative all’utilità e validità della consulenza tecnica, che attengono al merito della causa e vanno fatte valere nella relativa sede.
Tale principio è rimasto fermo anche a seguito della pressoché totale abrogazione della legge n. 319 del 1980, atteso che la natura e la struttura del procedimento di opposizione, già previsto dell’articolo 11 di questa, ed ora disciplinato dell’articolo 170 del d.P.R. n. 115 del 2002 è rimasta sostanzialmente invariata.

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