Corte di Cassazione, Sez. II, 20 aprile 2012 n. 6283

Categoria: Responsabilità P.A.

Con la pronuncia in rassegna la Suprema Corte risponde al seguente interrogativo: l’Amministrazione finanziaria può essere chiamata a rispondere del danno eventualmente causato al contribuente sulla base del solo dato oggettivo della illegittimità della pretesa tributaria, oppure occorre che tale illegittimità sia connotata da un quid pluris, identificato nella violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, verificando non solo che la condotta abbia cagionato l’evento e che si sia verificato un danno, ma anche che sia qualificata dall’elemento soggettivo del dolo o della colpa?
La Corte risponde che l’erronea pretesa tributaria comporta l’annullamento in autotutela, nonché il risarcimento se sussiste un comportamento doloso o colposo della P.A..
In buona sostanza, il giudice di pace aveva accolto la domanda proposta da un contribuente e condannato l’Agenzia delle Entrate al risarcimento del danno conseguente alla ritardata ammissione della erroneità della richiesta di pagamento di imposte e del conseguente provvedimento di sgravio.
Il Tribunale aveva accolto il gravame della Agenzia delle Entrate, osservando che il contribuente aveva domandato i danni causati dall’operato della P.A., che prima aveva richiesto un tributo non dovuto e poi aveva provveduto con ritardo allo sgravio nell’incertezza della situazione, senza che l’errore commesso fosse imputabile a dolo o colpa.
La parte soccombente ha proposto ricorso per cassazione.
E così, il Giudice di legittimità precisa che l’Amministrazione finanziaria non può essere chiamata a rispondere del danno eventualmente causato al contribuente sulla base del solo dato oggettivo della illegittimità della pretesa tributaria, ma occorre che tale illegittimità sia connotata da un elemento ulteriore, il quale viene identificato nella violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione. Occorre verificare non solo che la condotta abbia cagionato l’evento e che si sia verificato un danno, ma anche che sia qualificata dall’elemento soggettivo del dolo o della colpa.
L’attività della P.A. in tutti i settori e anche in quello fiscale deve svolgersi nei limiti posti della legge e dal principio primario del neminem laedere, di cui all’art. 2043 c.c..
E', pertanto, consentito al giudice ordinario accertare - anche nel campo
della pura discrezionalità, - se vi sia stato, da parte della stessa P.A., un comportamento doloso o colposo, che abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo.
Infatti, stanti i principi di legalità, imparzialità e buona amministrazione di cui all’art. 97 Cost., la P.A. è tenuta a subire le conseguenze stabilite dall’art. 2043 c.c., ponendosi tali principi come limiti esterni alla sua attività discrezionale.
In sentenza la Corte ritiene che la motivazione della sentenza impugnata vada corretta:
a) lo sgravio in sede di autotutela, non ha carattere facoltativo, bensì obbligatorio in coerenza con il dovere della P.A. di conformarsi alle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione. Le predette regole impongono alla P.A., informata dell’errore in cui è incorsa, di compiere le necessarie verifiche e successivamente, accertato l’errore, di annullare il provvedimento riconosciuto illegittimo o, comunque, errato. Non vi è, dunque, spazio alla mera discrezionalità poiché essa verrebbe necessariamente a sconfinare nell’arbitrio, in palese contrasto con l’imparzialità, correttezza e buona amministrazione che sempre debbono informare l’attività dei funzionari pubblici;
b) sussiste il ritardo nell’emissione del provvedimento in autotutela a seguito della mancanza di un termine normativamente stabilito.
L’incidenza di tale errore va riscontrata con riferimento alla presenza, a causa del ritardo, di un danno ingiusto imputabile alla P.A., che, comportandone il risarcimento, sarebbe idoneo a configurare l’indispensabile interesse processuale di parte ricorrente.
Ciò in quanto il Tribunale, valutando il fatto, non aveva ravvisato elementi di colpa nella mera emissione del provvedimento impositivo, annullato in autotutela a seguito del ricorso presentato dal commercialista incaricato dal contribuente, il quale aveva, dunque, sopportato il conseguente esborso.


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