T.A.R. Puglia, Sez. III, 29.01.2015 n. 156

Categoria: Urbanistica


21 febbraio 2015 - Avv. Nicolò Marella
La sentenza pronunciata dal T.A.R. Puglia condanna duramente l'operato del Comune di Bisceglie che, in spregio dei diritti edificatori e degli interessi imprenditoriali di una ditta costruttrice, dapprima rilasciava il permesso di costruire in forza del Piano Casa per demolizione e ricostruzione con premio del 35%, e successivamente faceva "dietro front" con una delibera che di fatto modificava la precedente, seppur sotto la censurabile maschera dell'interpretazione autentica.
Più approfonditamente il Consiglio Comunale di Bisceglie adottava dapprima la Delibera n. 81 del 01.10.2009 con cui stabiliva di individuare la sola zona omogenea B quale ambito territoriale dove sarebbe stato possibile superare l’altezza massima prevista dalle N.T.A.; successivamente, con la Delibera n. 37 del 30.07.2012, precisava quale interpretazione autentica che il superamento delle altezze massime, quando ciò è necessario al rispetto di tutte le altre prescrizioni, si sarebbe comunque dovuto contenere entro il 35% delle altezze massime fissate dalle N.T.A..
Di fatto una limitazione sostanziosa in danno dei costruttori locali.
La difesa comunale ha cercato di difendersi sostenendo che la limitazione fosse in altezza e non in volumetria, ma i giudici baresi hanno ritenuto che dall’esame della normativa regionale non fossero rinvenibili ambiguità idonee a fondare un intervento interpretativo come quello operato dal Comune di Bisceglie nel 2012, né sarebbe stato possibile ritenere che il limite del 35% fosse riconducibile a quello di altezza massima consentita, essendo esso espressamente riferito alla volumetria complessiva.
In questo senso, dunque, l’interpretazione fornita con la delibera n. 37/2012, non solo non derivava dal contenuto della Delibera n. 81/2009, ma essa non risultava neppure conforme alla previsioni della normativa regionale di riferimento.
Ma v'è di più.
Secondo il T.A.R. il rinnovato indirizzo politico-amministrativo del Comune di Bisceglie non avrebbe potuto spiegare la sua efficacia su situazioni pregresse, menomandole, non avendo alcuna ammissibile natura interpretativa, e ciò in quanto l’interpretazione autentica (non ammessa per gli atti amministrativi, ma solo per quelli normativi) va riconosciuta soltanto a quelle disposizioni dirette a chiarire il senso di quelle preesistenti, ovvero a escludere o a enucleare uno dei sensi tra quelli ragionevolmente ascrivibili alle norme interpretate, non anche utilizzata per modificare situazioni già consolidate dei privati.
In questa prospettiva la delibera n. 37/2012 non interveniva ad assegnare alla delibera precedente alcun un significato già in questa contenuto, riconoscibile come una delle possibili letture del testo originario, bensì interveniva modificandone il contenuto ed incidendo negativamente sulle ditte costruttrici che, nel frattempo, avevano investito ingenti capitali in attuazione della precedente delibera consiliare.
Per tutte le argomentazioni che precedono, dunque, il T.A.R. Puglia ha accolto il ricorso della ditta costruttrice e ha annullato la delibera consiliare, imponendo implicitamente al Comune, per il futuro, di attuare il potere di indirizzo politico-amministrativo nel rispetto della legge.


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