Corte di Cassazione, Sez. I, 23 agosto 2012 n. 14609

Categoria: Urbanistica

Con la pronuncia in rassegna la Corte statuisce che, in tema di occupazione usurpativa, qualora il proprietario del bene illecitamente occupato domandi la restituzione, ancorché accompagnata dalla richiesta di riduzione in pristino, non sono predicabili i limiti intrinseci alla disciplina risarcitoria, come l’eccessiva onerosità prevista dall’art. 2058, comma 2, c.c.; né può farsi ricorso alla previsione del comma 2 dell’art. 2933 c.c., ove non risulti che la distruzione della res indebitamente edificata sia di pregiudizio all’intera economia del Paese, ma abbia, al contrario, riflessi di natura individuale o locale.
Nella specie, con atto di citazione notificato in data 18 gennaio 1996 Tizia conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Treviso il Comune di Farra di Soligo e, premesso che era stata disposta e realizzata l'occupazione di un bene di sua proprietà, costituito da un terreno con sovrastante fabbricato, successivamente sottoposto ad irreversibile trasformazione, mediante demolizione della costruzione per la realizzazione di una strada di accesso alla piazza Fontana, destinata allo svolgimento del mercato settimanale; che il procedimento era illegittimo per assenza, nella relativa delibera, dei termini iniziali e finali dell'espropriazione e di inizio e fine dei lavori, chiedeva, in via principale, la rimessione in pristino dei luoghi di sua proprietà e, in via subordinata, il risarcimento dei danni.
Si costituiva l'amministrazione comunale, resistendo alla pretesa e chiedendo di chiamare in giudizio la Provincia di Treviso, per essere dalla stessa tenuta indenne dagli esborsi in misura superiore all'indennità di espropriazione.
Il tribunale adito, dato atto dell’illegittimità dell’occupazione, posta in essere in carenza di una valida dichiarazione di p.u., nonché dell’intervenuta manipolazione irreversibile del fondo dell’attrice, aveva ritenuto che all’accoglimento della domanda di riduzione in pristino era ostativo il pregiudizio che dal suo accoglimento sarebbe derivato all’economia nazionale, con conseguente applicabilità della disposizione contenuta nell’art. 2933, comma, 2, c.c..
Tuttavia, secondo la Suprema Corte il principio di effettività della tutela del diritto del proprietario, essendo insussistente la dichiarazione di p.u., non possa soffrire di alcuna limitazione.
In particolare, non può escludersi la tutela reale, soprattutto quando manchi, da parte del titolare del diritto, qualsiasi atto abdicativo, ancorché implicito, mentre al contrario, come nella fattispecie in esame, venga espressamente esercitata l’azione restitutoria.


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