T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. II, 09 luglio 2018 n. 1475

Categoria: Urbanistica


Con la sentenza in rassegna il T.A.R. siciliano affronta il delicato problema degli oneri di urbanizzazione e del criterio differenziale tra ciò che è stato già versato (anche virtualmente se la costruzione è ante L. n. 10/1977) e ciò che è oggetto di nuova quantificazione da parte del Comune.

Il caso
Una società presentava una domanda di permesso di costruire relativamente ad un cambio di destinazione d'uso con opere, tra cui la realizzazione di impianti e l'inserimento di una scala interna dotata di ascensore.
Il Comune rilasciava il titolo abilitativo calcolando a titolo contributo per oneri di urbanizzazione la somma di oltre 112.340 euro.
All'esito di ciò la società istante formalizzava la richiesta di ricalcolo di tali oneri mediante la valutazione del differenziale, dovendosi cioè tener conto solo di quanto si sarebbe dovuto monetizzare in ragione della destinazione d'uso di destinazione, senza tuttavia ricevere alcun riscontro.
Adiva perciò il T.A.R. Sicilia per l’accertamento del diritto ad ottenere il corretto calcolo degli oneri di urbanizzazione in relazione al differenziale tra la precedente destinazione d'uso e quella all'esito del titolo abilitativo.
Il Tribunale accoglie il ricorso, ma precisa una serie di principi di estremo interesse.


La domanda di accertamento
Rileva pregiudizialmente il Collegio che la controversia attinente alla spettanza e liquidazione del contributo per gli oneri di urbanizzazione è riservata alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 133, c. 1, lett. f), c.p.a. ed ha ad oggetto l'accertamento di un rapporto di debito/credito tra il titolare del permesso di costruire ed il Comune, a prescindere dall'esistenza di atti della pubblica amministrazione e, come tale, non è soggetta alle regole delle azioni impugnatorie-annullatorie degli atti amministrativi (T.a.r. Lombardia - Milano, sez. II, 6 febbraio 2018, n. 339; Cons. Stato, sez. VI, 7 maggio 2015, n. 2294; T.a.r. Lombardia - Milano, sez. II, 12 ottobre 2016, n. 1855).

Natura degli oneri di urbanizzazione
Gli oneri di urbanizzazione hanno natura di corrispettivo di diritto pubblico e sono commisurati al costo delle opere da realizzare nella zona, in quanto rappresentano un corrispettivo delle spese che la collettività affronta per il conferimento al soggetto privato del diritto all'edificazione.
Tali oneri hanno, in sostanza, la funzione di recuperare le spese sostenute dalla collettività comunale per la trasformazione del territorio a seguito della concessione del diritto di edificazione al privato, il quale ha l'onere di partecipare ai costi delle opere di urbanizzazione connessi all'edificazione, proporzionalmente all'insieme dei benefici che la nuova costruzione ne trae (cfr. T.a.r. Piemonte – Torino, sez. II, 4 aprile 2018, n. 416).

Mutamento di destinazione d'uso e differenziale di oneri
Tanto in caso di ampliamento e ristrutturazione edilizia, quanto in caso di mutamento di destinazione d'uso urbanisticamente rilevante il titolare del permesso di costruire è soggetto ad un obbligo contributivo solo “differenziale”, ossia parametrato sul conguaglio tra gli oneri di urbanizzazione dovuti per l'edificio preesistente e quelli dell'edificio rinnovato ovvero (in caso di cambio di destinazione d'uso) sulla differenza tra gli oneri dovuti per la destinazione originaria e quelli più elevati del nuovo uso.
Invero, il cambio di destinazione d'uso oggetto di permesso di costruire, per di più se accompagnato da interventi edilizi interni, comporta l'imposizione di oneri integrativi di urbanizzazione.
Infatti, una diversa utilizzazione dell'area interessata, determina una variazione quantitativa e qualitativa del carico urbanistico (v. Cons. Stato, Sez. V, 23 maggio 1997 n. 529; Cons. St., Sez. V, 13 maggio 2014, n. 2437; T.a.r. Sicilia – Palermo, sez. II, 9 aprile 2014, n. 976; T.a.r. Emilia Romagna - Parma, 12 novembre 2013 n. 329).

Differenziale e L. n. 10/1977
Nel caso deciso è risultato che l’immobile fosse stato realizzato anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 10/1977 e, quindi, non fosse stato soggetto ad alcun onere concessorio.
Ebbene, sul punto la giurisprudenza ha già avuto modo di affermare che il "criterio differenziale” opera anche se per la costruzione dell'immobile non venne originariamente corrisposto alcun onere, trattandosi di costruzione (e concessione edilizia) anteriore all’entrata in vigore della L. n. 10/1977.
La questione è stata oggetto di più ampio approfondimento da parte del Cons. di Stato (v. sentenza, sez. VI, 2 luglio 2015, n. 3298), ove si afferma che qualora la costruzione dell’immobile sia avvenuta in un’epoca in cui non vigeva ancora l’istituto del contributo concessorio, “il relativo onere deve ritenersi assolto virtualmente, giacché, in difetto di un’imputazione virtuale del pregresso, alla sopravvenuta disciplina impositiva verrebbe data un’inammissibile applicazione retroattiva”.
Peraltro, pur avendo gli oneri di urbanizzazione natura di obbligazioni propter rem, il contributo afferente all’originario permesso di costruire è dovuto dall'intestatario del titolo edilizio, da colui al quale esso è volturato e da chi concretamente esegue le opere di trasformazione urbana, ma non anche dall'acquirente dell'edificio già costruito che non abbia partecipato all'attività edificatoria.

In conclusione il ricorso viene accolto con conseguente accertamento dell’importo degli oneri di urbanizzazione dovuti dalla ricorrente al Comune in ragione del criterio differenziale.



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