Consiglio di Stato, Sez. IV, 27 dicembre 2011 n. 6865

Categoria: Urbanistica

Interessante pronuncia del Consiglio di Stato, nell'ambito di una fattispecie in cui una società impugnava, chiedendone la riforma, la sentenza con la quale il T.A.R. dell'Emilia - Romagna aveva respinto il ricorso che la stessa aveva proposto avverso le delibere di adozione e approvazione della variante generale al p.r.g. del Comune di San Giovanni in Marignano, quanto alla parte di proprio interesse.
L'La società appellante era proprietaria di tre lotti di terreno siti in territorio del Comune di San Giovanni in Marignano, tutti oggetto di nuova destinazione per effetto della variante generale al p.r.g. adottata con deliberazione di Giunta Comunale del 1995.
In particolare, i lotti erano stati in un primo tempo inseriti nel perimetro di un'unica "zona di espansione" a destinazione "C29", con prescrizione di previa predisposizione di piano particolareggiato ai fini dell'edificazione per un solo lotto e individuazione degli altri due come aree da cedere al Comune per urbanizzazioni.
A seguito di osservazioni ritualmente presentate dalla società titolare dei suoli, l'Amministrazione comunale aveva modificato la predetta destinazione in senso non satisfattivo delle aspirazioni della istante: infatti, i due lotti originariamente non edificabili erano stati entrambi assoggettati all'obbligo di un "progetto unitario" qualificandone uno come zona di completamento "B6" e l'altro come zona "G6" comprendente aree da cedere al Comune per la realizzazione di "parco o giardino pubblico di quartiere".
Le menzionate prescrizioni urbanistiche - approvate dalla Regione Emilia - Romagna - venivano impugnate dalla società istante nella parte in cui l'edificabilità su uno dei due lotti in questione è condizionata alla cessione gratuita dell'altro lotto, che si va ad aggiungere all'obbligo di cessione gratuita di standard per parcheggi pubblici previsto in via generale per le zone "B"; il T.A.R. respingeva il ricorso con la sentenza oggetto dell'odierna impugnazione.
I giudici di Palazzo Spada rilevato che l'imposizione dell'obbligo di cessione di aree da parte del p.r.g. non ha comportato lo svuotamento di ogni potenzialità edificatoria del suolo interessato, escludono - in conformità al prevalente indirizzo della Sezione in materia - che essa comporti una sostanziale ablazione del suolo, costituendo al contrario legittima espressione della potestà conformativa del territorio spettante al Comune (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 22 gennaio 2010, nr. 216).
In particolare, l'opzione è stata adeguatamente motivata dall'Amministrazione con la necessità di soddisfare in zona un fabbisogno di aree da destinare a standard, la cui effettiva sussistenza a ben vedere non è specificamente contestata neanche dalla parte odierna appellante.
Se tutto questo è vero, non può allora convenirsi con l'impostazione della parte istante la quale, nell'invocare i noti orientamenti giurisprudenziali in ordine all'illegittimità dell'apposizione di condizioni e limitazioni al permesso di costruire, assume l'irrilevanza del fatto che nella specie la condizione è contenuta in una norma urbanistica generale, e non apposta al singolo titolo ad aedificandum.
Detta circostanza, lungi dall'essere irrilevante, assume rilievo decisivo, in quanto è attraverso prescrizioni del genere che - come la Sezione ha avuto modo di rilevare ad altro riguardo (cfr. le sentenze nn. 4542 e 4545 del 13 luglio 2010) - il Comune può perseguire obiettivi di perequazione urbanistica e, al tempo stesso, assicurarsi la disponibilità delle aree per le opere di urbanizzazione senza necessità di avviare procedure espropriative.


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