Avv. Nicolò Marella - 25 maggio 2015

Categoria: Condominio

La giurisprudenza più recente, nell’escludere l’incompatibilità tra l’attività di B&B e la destinazione abitativa dell’immobile non omette di considerare che molto spesso sono gli stessi regolamenti condominiali ad inibire determinate attività, tra le quali difficilmente può farsi rientrare il servizio di affitta camere.

In questa prospettiva i divieti regolamentari solitamente esprimono la volontà di vietare solo quelle attività incompatibili con la destinazione abitativa, interpretazione suggerita anche da alcune pronunce della Corte di Cassazione, in base alle quali ai limiti negoziali ed eteronomi posti al godimento della proprietà esclusiva è necessario dare una interpretazione restrittiva, per non comprimerne eccessivamente la vocazione espansiva (Corte di Cassazione, Sez. II, 31.07.2012 n. 137281).

I divieti e le limitazioni al godimento delle unità immobiliari di proprietà esclusiva, contenuti in norme regolamentari devono risultare da una volontà chiaramente ed espressamente manifestata o comunque desumibile in modo non equivoco dalle stesse, in modo da non lasciare margini di incertezza circa il loro contenuto e la portata delle disposizioni (Corte di Cassazione, Sez. III, 10.04.2010 n. 3002).

Al fine dunque di capire se il regolamento condominiale abbia come finalità l’inibizione di specifiche attività, occorrerà stabilire caso per caso se l’attività di B&B rientri o meno tra quelle vietate, dovendosi così accertare l’idoneità della destinazione a produrre gli inconvenienti che si intendono evitare (Corte di Cassazione, Sez. III, 18.09.2009 n. 20237).

In senso generale, lo si ripete, l’attività di B&B viene considerata perfettamente compatibile con la destinazione abitativa dell’unità immobiliare, e ciò per la ragione che non può parlarsi di mutamento di destinazione d’uso in quanto il servizio di affitta camere viene offerto proprio all’interno di una civile abitazione (Corte di Cassazione, Sez. III, 20.11.2014 n. 24707).


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