Roma, 12 aprile 2018

Categoria: Condominio

Seppur l'argomento sia stato ampiamente trattato in un nostro precedente articolo (http://www.studiolegalemarella.it/novita-approfondimenti/condominio/83/veranda-in-condominio-tutto-quello-che-c-e-da-sapere/1068/), sono sempre più numerose le domande che ci vengono rivolte in ordine all'iter da seguire per trasformare il proprio balcone in una veranda.

Giacché il più delle volte il balcone è inserito all'interno di un contesto condominiale, è imprescindibile considerare che per la sua trasformazione in veranda sarà consigliabile il previo ottenimento dell'assenso condominiale, e ciò per la ragione che, trattandosi di intervento incidente sul prospetto della facciata condominiale, potrebbe astrattamente incidere sul decoro architettonico, cui accenna specificamente l'art. 1122 c.c..

Una volta ottenuto l'assenso condominiale, inoltre, non potrà ignorarsi l'incidenza della veranda in termini di caratura millesimale, tanto che qualche condomino potrebbe anche richiedere una revisione delle tabelle millesimali.

Sempre sotto il profilo squisitamente civilistico, inoltre, andrà valutato anche il profilo delle distanze, con particolare riferimento all'eventuale piano superiore.

In questo caso potrebbe trovare applicazione l'art. 907 c.c., a norma del quale se si vuole appoggiare la nuova costruzione al muro in cui sono le dette vedute dirette od oblique, essa deve arrestarsi almeno a tre metri sotto la loro soglia; tuttavia tale norma non è applicabile al balcone superiore (che fungerà da tetto della veranda) perché tale balcone (superiore) non ha nessuna veduta esercitabile sul balcone sottostante.

In questo caso, infatti, la realizzanda veranda non limiterebbe la veduta in avanti e in appiombo del proprietario del balcone sovrastante.

Da ultimo, ma non certamente in termini di importanza, andrà affrontato il problema amministrativo, con ciò intendendo il previo ottenimento del titolo abilitativo che, nel caso di specie, la giurisprudenza insiste essere il permesso di costruire, andandosi ad aumentare il fattore volumetrico.

Tuttavia, per semplificare l'iter procedimentale, sarebbe consigliabile procedere con una S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire, disciplinata dall'art. 23 D.P.R. n. 380/2001, il cui iter è per l'appunto più spedito di quello previsto per il massimo titolo edilizio.


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