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Categoria: Diritto amministrativo

Con la sentenza n. 482/2012 il Consiglio di Stato ha ribadito che non sussiste nel nostro ordinamento una responsabilità di tipo oggettivo dell'amministrazione, connessa alla sola violazione delle norme e svincolata dalla considerazione dell'elemento soggettivo.

La responsabilità della P.A. per attività provvedimentale illegittima non può essere svincolata dal previo accertamento della sussistenza dell'elemento soggettivo della colpa, potendo l'amministrazione evitare la condanna al relativo risarcimento del danno solo se dimostra di essere incorsa in un errore scusabile.

Ora, nell'ambito della fattispecie di cui alla richiamata pronuncia, la domanda risarcitoria è stata respinta non ritenendo il giudice di primo grado sussistente l'elemento soggettivo della colpa dell'amministrazione.

La relativa domanda veniva, poi, reiterata in appello, deducendo la ricorrente, in particolare, l'incompatibilità delle disposizioni nazionali condizionanti il risarcimento ad un comportamento colpevole della P.A. con il diritto dell'Unione Europea.

Il Supremo Consesso, prima di giungere alla riconferma dei più recenti arresti giurisprudenziali in rema, richiama la giurisprudenza comunitaria formatasi sul tema della responsabilità degli Stati per violazioni del diritto europeo.

In tal senso, le varie pronunce comunitarie hanno riconosciuto ai soggetti lesi un diritto al risarcimento purché siano soddisfatte tre condizioni:

1) violazione di una norma comunitaria attributiva di un diritto a favore del singolo;

2) carattere grave e manifesto della violazione;

3) nesso di causalità tra violazione e danno patito.

Tuttavia, è possibile escludere, secondo la stessa giurisprudenza comunitaria, detta responsabilità nel caso in cui l'amministrazione sia incorsa in una situazione di errore scusabile, indicando la stessa, quali parametri per la valutazione della scusabilità, il grado di chiarezza e precisione della norma violata e la presenza di una giurisprudenza consolidata sulla questione esaminata e definita dalla P.A..

Ora, nella giurisprudenza nazionale la lettura prevalente ritiene che la responsabilità delle amministrazioni per lesioni di interessi legittimi derivanti da attività provvedimentali, ricalcando lo schema della responsabilità aquiliana, implica di necessità l'individuazione degli elementi dell'illecito extracontrattuale di cui all'art. 2043 c.c., ivi compreso quello soggettivo.

Nei casi concreti il giudice, verificata la sussistenza del danno ingiusto, dovrà quindi andare a valutare anche la sussistenza dell'elemento soggettivo della responsabilità, dolo o colpa del soggetto, che sarà configurabile nel caso in cui l'atto sia stato assunto in violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, regole queste che devono ispirare l'attività amministrativa.

Il giudice amministrativo può affermare la sussistenza della responsabilità quando la violazione risulti grave e commessa in un contesto di circostanze di fatto ed in un quadro di riferimenti normativi e giuridici tali da palesare la negligenza e l'imperizia dell'organo nell'assunzione del provvedimento viziato, e negandola, invece, quando l'indagine presupposta conduce al riconoscimento dell'errore scusabile (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, nn. 3750/2009 e 2029/2010).

La giurisprudenza amministrativa ha affermato, con riferimento alla ripartizione dell'onere probatorio relativo alla dimostrazione concreta del prescritto elemento soggettivo dell'illecito, che in sede di giudizio per il risarcimento del danno derivante da provvedimento amministrativo illegittimo, il privato danneggiato può limitarsi ad invocare l'illegittimità dell'atto quale indice presuntivo della colpa, restando a carico dell'amministrazione l'onere di dimostrare che si è trattato di un errore scusabile per contrasti giurisprudenziali sull'interpretazione della norma, per la complessità del fatto ovvero per l'influenza di altri soggetti (cfr. Consiglio Stato, Sez. V, 20 luglio 2009 n. 4527).

Il punto di diritto che merita di essere ulteriormente sottolineato è che l'esposta elaborazione operata dalla giurisprudenza nazionale in materia di individuazione e prova dell'elemento soggettivo dell'illecito non sembra in contrasto con gli approdi comunitari in materia di responsabilità degli Stati per violazione del diritto comunitario.

Anche il giudice comunitario non considera in re ipsa la responsabilità dello Stato, originata da una mera violazione di una norma o di un principio comunitario, ma ritiene necessario, al fine di individuare detta responsabilità, ricercare degli indici per considerare grave e manifesta la denunciata violazione.

E così, concludendo con la pronuncia sentenza n. 482/2012 che ha dato inizio al presente approfondimento, ben si può affermare che i Giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto che non sussista alcuna incompatibilità tra l'ordinamento italiano e quello comunitario, anche alla luce della recente sentenza della sentenza della Corte di Giustizia UE n. 314/2010, che, seppur con riferimento al tema degli appalti, ha configurato in maniera più marcata una sorta di responsabilità di tipo oggettivo dello Stato, quale responsabilità da violazione della disciplina comunitaria.

(Fonti: Guida al diritto; Il corriere giuridico)


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