Approfondimento dello Studio Legale

Categoria: Diritto civile

La compravendita di beni di consumo è quanto di più quotidiano ed ordinario ci sia, seppur la stragrande maggioranza dei consumatori non sappia minimamente quali siano i diritti e le tutele che l’ordinamento appresta loro, stante peraltro la distinzione tra acquisto concluso all’interno o fuori dei locali commerciali.

In altri termini, la tutela rintracciabile nel Codice del Consumo (D.lgs. n. 206/2005) e nel Codice Civile varia a seconda del luogo in cui si perfezioni la transazione commerciale.

Ciò premesso, nel caso di compravendita a distanza (cd. “contratti negoziati fuori dei locali commerciali”), ad esempio nella frequentissima vendita online, l’ordinamento riconosce al consumatore una serie di diritti supplementari rispetto a quelli rintracciabili nella disciplina ordinaria.

Basti pensare al diritto di recesso ad nutum (ovverosia senza fornire alcuna spiegazione al venditore) e/o al diritto a ricevere tutte le informazioni utili in proposito ben prima della conclusione dell’accordo negoziale (art. 47), tutto complessivamente giustificato dalla posizione di debolezza in cui si viene a trovare il consumatore dinanzi al professionista.

In questa prospettiva è altresì utile essere a conoscenza del fatto che le garanzie previste dal Codice del Consumo, di seguito esplicitate, non sono riconosciute allorché la transazione, seppur conclusa a distanza, veda il consumatore acquistare con partita IVA, posto che l’ordinamento lo va individuando come cliente professionista e non come consumatore finale.

Ora, rientrando nel tema centrale del presente approfondimento, nel caso di acquisto concluso fuori dei locali commerciali, il Codice del Consumo (art. 64) garantisce al consumatore finale il diritto di recedere senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, entro il termine di dieci giorni lavorativi decorrenti, genericamente, dal giorno del loro ricevimento (art. 65).

In ordine alle modalità di esercizio dell'anzidetto diritto, la normativa prevede l'invio di una comunicazione scritta alla sede del professionista mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento o anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che sia confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le quarantotto ore successive.

Chiaramente il consumatore sarà liberato ed avrà diritto alla restituzione di quanto pagato al professionista, al netto delle spese di consegna e rispedizione (sempre a carico del consumatore), solamente dal momento in cui il venditore, controllata la merce ed attestatane l'integrità e la perfetta corrispondenza a quanto venduto, confermerà il tutto.

Diversa argomentazione deve articolarsi laddove la transazione commerciale risulti conclusa all'interno dei locali commerciali o, secondo la giurisprudenza, anche al di fuori di essi ma presso bancarelle autorizzate e ricollegabili al negozio antistante.

Difatti, nell'ipotesi in analisi, il consumatore non ha assolutamente diritto alla restituzione di quanto pagato o alla più frequente sostituzione del bene con un altro di maggior gradimento (basti pensare alla taglia sbagliata), salvo chiaramente l'ipotesi di bene viziato e/o non avente le qualità promesse.

Ciò in quanto, seppur il consumatore venga considerato soggetto debole, l'ordinamento non riconosce una tutela tale da consentire che essa si riassuma in un danno ingiusto nei confronti del professionista, cagionato dall'avventatezza del cliente.

Ne deriva che, allorquando si acquisti un bene all'interno di un negozio, si dev'essere certi e convinti di cosa si é in procinto di acquistare, nella consapevolezza del fatto che il venditore non sarà tenuto a sostituire alcunché o, men che meno, a restituire quanto pagato nel caso di eventuale pentimento.

Affermare così che, in termini assoluti, si ha diritto al recesso per il sol fatto di essere consumatore non é solo inesatto, ma é anche contra legem.

E' pur vero che quanto sopra trova delle concrete eccezioni, ad esempio nei casi in cui, all'atto della consegna del bene, il venditore riconosca apertis verbis o, ancor meglio, per iscritto la facoltà del consumatore di sostituire il bene con un altro, atteso che, in tal caso, la non troppo adombrata ratio sarà quella di voler preservare un futuro rapporto con il cliente medesimo.

Conclusivamente argomentando, il diritto di recesso (impropriamente definito "diritto di ripensamento") é garantito solo per gli acquisti a distanza, mentre per converso, nell'ipotesi di compravendita in negozio, l'ordinamento affida il consumatore a sé stesso, alla sua capacità di rifuggere dagli acquisti avventati ed alla garanzia (eventuale ed accessoria) concessa dal venditore al momento della transazione commerciale.

Avv. Nicolò Marella


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