Roma, 30 luglio 2018

Categoria: Distanze

La canna fumaria può essere considerata come una costruzione e, come tale, soggetta ai limiti dell'art. 907 c.c.?

Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità deve considerarsi costruzione qualsiasi manufatto non completamente interrato che abbia i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione al suolo, anche mediante appoggio, incorporazione o collegamento fisso a un corpo di fabbrica preesistente o contestualmente realizzato, e ciò indipendentemente dal livello di posa e di elevazione dell'opera, dai caratteri del suo sviluppo volumetrico esterno, dall'uniformità o continuità della massa, dal materiale impiegato per la sua realizzazione e dalla sua funzione o destinazione» (cfr. Cass. 28.09.2007 n. 20574).

Ebbene, secondo la Cassazione la canna fumaria non è una costruzione.

Si legge in una delle varie sentenze che la canna fumaria non è una costruzione, ma un semplice accessorio di un impianto e, come tale, non soggiace alla disciplina di cui all'art. 907 c.c. (cfr. Cass. 23.05.2016 n. 10618).

Tuttavia ciò non può voler significare che l'installazione della canna fumaria possa avvenire liberamente.

Precisa la Suprema Corte che la canna fumaria, servendo per la dispersione dei fumi delle caldaie ed avendo una funzione identica a quella dei camini, è soggetta alla regolamentazione di cui all'art. 890 c.c. e, quindi, va collocata alla distanza fissata dai regolamenti locali (Cass. nn. 2386/03; 10652/94; 23973/17).

È ai regolamenti locali, quindi, che bisogna guardare per sapere con certezza quali siano le distanze da balconi e finestre che si è tenuti a rispettare.


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