Approfondimento dello Studio Legale

Categoria: Piano Casa Lazio

La Legge Regionale n. 10/2011, approvata lo scorso agosto dal Consiglio Regionale, integra ed apporta sostanziali modifiche alla Legge Regionale n. 21/09 e che più semplicemente identifica il "Piano Casa della Regione Lazio".
Il provvedimento, sicuramente innovativo, amplia le possibilità offerte ai cittadini ed alle imprese di intervenire sull'edilizia esistente a favore soprattutto dell'offerta abitativa.

Quali immobili?
Il provvedimento si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente, ma anche a quelli che hanno acquisito il titolo abilitativo, ivi compreso il caso della formazione del silenzio assenso, in sanatoria.
E' applicabile, altresì, anche a quelli non ultimati purché abbiano il titolo abilitativo edilizio.
In particolare, per edifici legittimi si intendendo quelli realizzati in forza di regolare previo titolo edilizio ed in conformità ad esso; al contrario, in relazione agli altri edifici, seppur sorti abusivamente, essi rientrano purché resi oggetto di regolarizzazione.
Le condizioni in parola – di cui si esamineranno appresso i principali aspetti problematici – dovranno sussistere, con riferimento ai primi, alla data di entrata in vigore della l.r. n. 10/2011, mentre con riferimento ai secondi, entro la data ultima di applicazione della legge medesima (31 gennaio 2015).
La legge offre possibilità di ampliamento anche alle abitazioni esistenti in zone agricole e, con alcune prescrizioni, a quelle ricadenti nelle aree naturali protette; non pone più il limite dei 1.000 mc del fabbricato esistente su cui applicare l'ampliamento del 20%, che, comunque, rimane fissato ad un massimo di 70 mq.

Interventi assentiti
• Ampliamento degli edifici esistenti;
• cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale finalizzato al reperimento di alloggi a canone calmierato;
• interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici;
• recupero dei volumi accessori e pertinenziali degli edifici esistenti.

Percentuali di incremento consentite
Le percentuali di incremento sono le seguenti:
• 20% del volume esistente, fino ad un massimo di 70 mq di superficie per gli edifici residenziali uni-plurifamiliari e, comunque, per ogni unità immobiliare dotata di specifica autonomia funzionale;
• 20% del volume esistente, fino ad un massimo di 200 mq di superficie per gli edifici destinati a servizi socio-assistenziali.
• 20% del volume esistente, fino ad un massimo di 200 mq di superficie per gli edifici a destinazione non residenziale.
• 25% del volume esistente, fino ad un massimo di 500 mq di superficie per gli edifici utilizzati per attività produttive e artigianali.

Mutamenti di destinazione d'uso
Sono previsti, inoltre, una serie di possibili interventi di iniziativa pubblica e/o privata volti al cambio di destinazione d'uso degli edifici non residenziali dismessi o non completati, con la finalità di recuperare tali volumetrie ai fini residenziali, riservando un quota compresa fra il 30 ed il 35% da destinare a locazione a canone concordato (housing sociale).

Prescrizioni particolari
Particolare attenzione è rivolta agli aspetti paesaggistici ed ambientali.
A tale scopo sono vietate le trasformazioni all'interno degli insediamenti urbani storici (come individuati dal Piano Paesistico Regionale), nelle aree a rischio idrogeologico e nei complessi rurali realizzati prima del 1930, oltre che nelle aree particolarmente delicate dal punto di vista idrogeologico ed in quelle di demanio marittimo.


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