T.A.R. Puglia, bari, Sez. III, 29.01.2018 n. 118

Categoria: Diritto amministrativo


Roma, 01 febbraio 2018

Con l'interessante sentenza del 29 gennaio 2018 il T.A.R. barese, nell'accogliere un ricorso avverso il diniego all'accesso agli atti, ha riepilogato una serie di principi applicabili in materia ostensiva, con focus anche sul ruolo del Giudice amministrativo.


Il giudice può ordinare l’esibizione dei documenti richiesti, così sostituendosi all’amministrazione e ordinandole un facere pubblicistico, solo se ne sussistono i presupposti (art. 116, comma 4, c.p.a.).
Il che implica che, al di là degli specifici vizi e della specifica motivazione dell’atto amministrativo di diniego dell’accesso, il giudice deve verificare se sussistono o meno i presupposti dell’accesso, potendo pertanto negarlo anche per motivi diversi da quelli indicati dal provvedimento amministrativo [Cons. Stato, VI, 12 gennaio 2011, n. 117].


Il diritto di accesso non costituisce una pretesa meramente strumentale alla difesa in giudizio della situazione sottostante, essendo in realtà diretto al conseguimento di un autonomo bene della vita così che la domanda giudiziale tesa ad ottenere l’accesso ai documenti è indipendente non solo dalla sorte del processo principale nel quale venga fatta valere l’anzidetta situazione (Cons. Stato, sez. VI del 12 aprile 2005 n.1680), ma anche dall’eventuale infondatezza od inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti, potrebbe proporre (Cons. Stato, Sez. VI, 21 settembre 2006 n.5569).


Occorre in ogni caso l’interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata oltre che collegata al documento oggetto dell’istanza ostensiva, non potendosi ammettere alcun interesse emulativo, generico ed indistinto all’accesso agli atti.


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