T.A.R. Puglia, Sez. III, 09.01.2019 n. 9

Categoria: Edilizia


E' illegittimo l'operato dell'Amministrazione comunale che, in presenza di una S.C.I.A., adotti provvedimenti di sospensione dei lavori, diffida o inibitoria dopo che sia decorso il termine di trenta giorni previsto per il consolidamento del titolo, senza fare previo ricorso agli strumenti dell'autotutela annullatoria.

Una volta perfezionatasi e divenuta efficace la S.C.I.A., l’attività del Comune deve necessariamente essere condotta nell'ambito di un procedimento di secondo grado (autotutela) avente ad oggetto il riesame di un'autorizzazione implicita che, pertanto, ha già determinato la piena espansione del cd. ius aedificandi.

Nel caso di specie, la S.C.I.A. era stata protocollata in data 04.12.2015, ed il Comune aveva adottato e notificato il provvedimento di sospensione in data 05.1.2016, oltre, quindi, (sia pure di poco) i 30 giorni prescritti per legge (art. 19 comma 6 bis L. 241/90 e art. 23 comma 6 DPR 380/2001).

Pertanto, al momento dell'adozione del provvedimento impugnato, stante la natura perentoria del termine di verifica e di inibitoria a sensi dell’art. 19 commi 3 e 6-bis della L. 241/90, si era consolidata la legittimazione del privato ad eseguire l'intervento edilizio per effetto dell’inerzia dell'Amministrazione; il che postula che, in tali casi, il Comune deve, in presenza dei presupposti, provvedere in via di autotutela alla rimozione del provvedimento implicito.


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