Consiglio di Stato, Sez. IV, 19.11.2015 n. 5278

Categoria: Edilizia

1 dicembre 2015 - Avv. Fabiana Cesaretti

L'azione di annullamento davanti al giudice amministrativo è soggetta alle tre condizioni fondamentali del possesso del titolo o possibilità giuridica dell'azione, della legitimatio ad causam e dell'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c..
Poiché la struttura del processo amministrativo ha una natura prettamente soggettiva, al di fuori di talune fattispecie espressamente previste, quali ad esempio le azioni popolari ovvero le azioni a tutela di interessi diffusi, la condizione dell'interesse ad agire può ritenersi sussistere solo nella misura in cui il ricorrente provi di aver subito una lesione diretta, concreta ed attuale.

In materia edilizia, l'art. 31 della L. n. 1150 del 1942, poi abrogato dall'art. 136 del D.P.R. 380/2001, prevedeva che "chiunque può ricorrere contro il rilascio dei concessione che sia in contrasto con le disposizioni delle leggi e dei regolamenti o con le prescrizioni di piano regolatore generale (...)".
Il Consiglio di Stato, interpretando restrittivamente tale disposizione, ha chiarito che la possibilità riconosciuta a "chiunque" di ricorrere avverso le concessioni edilizie non può configurare un nuovo tipo di azione popolare, ma va intesa nel senso di consentire l'impugnativa solo a chi si trovi in una situazione di stabile collegamento con la zona (residenza, possesso o detenzione di immobili, od altro titolo di collegamento con l'ambito territoriale interessato).
I Giudici di Palazzo Spada così argomentando davano vita al concetto della "vicinitas", in base al quale la legittimazione a contestare in sede giurisdizionale i titoli edilizi spetta solo a chi sia titolare di immobili nella zona in cui è stata assentita l'edificazione e a coloro che si trovino in una situazione di “stabile collegamento” con la stessa.
In tale ottica, merita particolare attenzione l'interpretazione del suddetto concetto nel caso in cui ad impugnare il permesso di costruire, correlato ad un'autorizzazione amministrativa, sia un operatore economico.
Infatti, in tale fattispecie, il criterio dello stabile collegamento territoriale, che deve legare il ricorrente all'area di operatività del controinteressato, deve essere inquadrato in un'ottica più ampia rispetto a quella usuale.
Nello specifico, la giurisprudenza amministrativa sostiene che il concetto di "vicinitas" nella contestazione di una struttura commerciale, deve essere identificata nella nozione dello stesso bacino d'utenza della concorrente, tale potendo essere ritenuto anche con un raggio di decine di chilometri.
Alla luce di tale principio, il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5278 del 19 novembre 2015 ha ribadito che "nell'ipotesi in cui ad impugnare il permesso di costruire sia il titolare di una struttura di vendita, affinché il suo interesse processuale possa qualificarsi personale, attuale e diretto, deve potersi ravvisare la coincidenza, totale o quanto meno parziale, del bacino di clientela, tale da poter oggettivamente determinare un'apprezzabile calo del volume d'affari del ricorrente"

Ne consegue che il riconoscimento della legittimazione ad agire non è genericamente ammesso nei confronti di tutti gli esercenti commerciali, ma è subordinato al riconoscimento di determinati presupposti, e ciò al fine di poter ritenere giuridicamente rilevante, nonché qualificato e differenziato, l'interesse all'impugnazione.


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