T.A.R. Liguria, Genova, Sez. I, 03.10.2016 n. 970

Categoria: Edilizia


Con la sentenza in scrutinio il T.A.R. ligure evidenzia che l'annullamento di una S.C.I.A. (già D.I.A.) a distanza di svariati mesi non può non tener conto dell'affidamento ingenerato nel privato.
Anche prima dell'entrata in vigore della legge n. 124/2015, la giurisprudenza aveva riconosciuto che, in materia di SCIA, l'amministrazione può ancora intervenire per contrastare l'attività edilizia non conforme alla vigente normativa una volta spirato il termine per l'esercizio del potere inibitorio, esercitando un potere di autotutela sui generis (perché non avente ad oggetto un provvedimento di primo grado) che condivide con l'ordinario potere di autotutela i principi che ne governano l'esercizio (cfr. Cons. Stato, Ad. plen., 29 luglio 2011, n. 15).
Era pertanto indispensabile, affinché tale potere potesse dirsi legittimamente esercitato, che, ai sensi dell'art. 21 nonies della legge n. 241 del 1990, l'autorità amministrativa intervenisse "entro un termine ragionevole".
Il legislatore, quindi, aveva individuato il limite temporale per disporre l'annullamento d'ufficio secondo un parametro indeterminato ed elastico che doveva essere adattato alle circostanze del caso concreto, finendo per lasciare al sindacato del giudice amministrativo il compito di valutare, anche in relazione alla complessità degli interessi coinvolti ed al loro consolidamento, la congruità del termine intercorso tra l'adozione del provvedimento di autotutela e l'atto originario.
Tanto precisato, non dubita il Collegio che, nel caso di specie, l'ampio lasso di tempo (oltre 30 mesi) trascorso dal consolidamento della SCIA fosse più che sufficiente a generare un affidamento qualificato in capo al privato, anche perché si trattava di un intervento edilizio non complesso e non confliggente con eventuali interessi di terzi.
Va soggiunto che l'art. 21 nonies citato prevede, nell'attuale formulazione, un preciso sbarramento temporale all'esercizio del potere di autotutela, laddove stabilisce che il potere di annullamento d'ufficio non può comunque essere esercitato oltre "diciotto mesi dal momento dell'adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici".
Pur trattandosi di previsione non applicabile ratione temporis, essa assume sicuro rilievo, come già rilevato dalla giurisprudenza amministrativa, per individuare il termine "ragionevole" entro il quale può essere legittimamente esercitato il potere di autotutela (Cons. Stato, sez. VI, 31 agosto 2016, n. 3762; idem, 10 dicembre 2015, n. 5625).
I rilievi della difesa comunale non valgono ad escludere, infine, la sussistenza di un affidamento particolarmente qualificato in capo al privato in quanto, a fronte della chiara indicazione contenuta nel frontespizio della SCIA, non potevano nutrirsi ragionevoli dubbi in ordine alla normativa applicabile nella fattispecie.
L'ipotetico fraintendimento generato da alcune contraddittorietà emergenti dalla documentazione allegata alla SCIA, comunque, non poteva giustificare il grave ritardo con cui, oltre due anni dopo la comunicazione di avvio del relativo procedimento, è stato adottato il provvedimento finale.
Non rileva, infine, il mancato avvio dei lavori (peraltro contestato dalla parte ricorrente), poiché l'affidamento del privato discende direttamente dal consolidamento degli effetti della SCIA e dal successivo decorso del tempo.
Il provvedimento impugnato, in conclusione, è illegittimo e deve essere annullato in quanto adottato ben oltre il termine ragionevole entro il quale deve ritenersi consentito l'esercizio del potere di autotutela.
L'applicazione dei principi in materia di autotutela comporta che l'amministrazione dia conto, nell'atto di annullamento degli effetti della SCIA, delle prevalenti ragioni di interesse pubblico concrete e attuali, diverse da quelle al mero ripristino della legalità violata, che depongono per la sua adozione, tenendo in considerazione gli interessi dei destinatari e degli eventuali controinteressati (cfr., fra le ultime, T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, 18 febbraio 2016, n. 355).
L'atto impugnato è motivato con esclusivo riferimento ai pretesi vizi di legittimità che inficerebbero la SCIA, senza alcun riferimento agli interessi coinvolti nella fattispecie.
Il Comune di (omissis), quindi, non ha indicato le ragioni di interesse pubblico che avrebbero giustificato l'annullamento della SCIA, nonostante il potere di autotutela sia stato esercitato dopo che i suoi effetti si erano consolidati da oltre due anni e il privato, in conseguenza, aveva maturato un affidamento qualificato al riguardo.


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