Donazione - Revoca - Non revocabile l’atto per sopravvenienza di figli se il donante adotta una persona maggiorenne

Categoria: Famiglia

La revocazione della donazione per sopravvenienza di figli risponde all’esigenza di consentire al donante di riconsiderare l’opportunità dell’attribuzione già disposta a fronte della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza, in funzione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione che da tale evento derivano e che in precedenza non erano previsti né prevedibili.
Ai fini della detta revocabilità non sussistono, nel caso di adozione di maggiore di età, in considerazione delle peculiarità dell’istituto, le ragioni che giustificano l’attribuzione al donante del diritto potestativo per sopravvenienza di figli legittimi, naturali o adottivi per effetto di adozione speciale, ovvero per l’ignoranza dell’esistenza di figli o discendenti legittimi o naturali.
Non è possibile per il donante revocare, ex articolo 803 del c.c., un atto di liberalità avendo come motivazione l’avvenuta adozione di un maggiorenne.
Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza in rassegna emessa al termine di una controversia in cui la parte attrice aveva agito, appunto, nei confronti di quella beneficiaria della donazione per sentirla revocare, adducendo il motivo della sopravvenienza di figli, avendo adottato una persona di maggiore età.
Poiché i giudici di merito respingevano la domanda, la questione veniva riproposta avanti il giudice di legittimità che, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha esaminato approfonditamente la questione che ha presentato degli elementi di interesse.
Va ricordato che il comma 1 dell’articolo 803 del codice civile stabilisce che "le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti legittimi al tempo della donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio o discendente legittimo del donante".
Lo spirito di questa norma è stato ben evidenziato dalla Corte Costituzionale che, nella sentenza n. 250/2000 ha riconosciuto che l’istituto della revocazione della donazione risponde all’esigenza di consentire al donante di rimeditare sull’opportunità dell’atto di liberalità compiuto a seguito della sopravvenuta nascita di un figlio o della sopravvenuta conoscenza della sua esistenza.
Proprio per far fronte a nuovi doveri di mantenimento, di istruzione e di educazione, che richiedono la disponibilità di mezzi adeguati, il legislatore consente al donante di valutare se sia necessario recuperare la disponibilità di quanto donato.
(articoli 304, 536, 537, 565, 567, 687 e 803 c.c.).


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