Tribunale di Salerno, Sez. I, Ordinanza 10 luglio 2012

Categoria: Famiglia

Nonostante si tratti di un'ordinanza di merito, la pronuncia merita opportuna evidenza in relazione alla tematica trattata, la quale, ancora oggi in Italia, suscita grande attenzione.
Nel caso di specie, una coppia sterile chiede al giudice di merito, con apposito ricorso ex art. 700 c.p.c., di disapplicare la normativa italiana (art. 4, comma 3, legge n. 40/2004) prevedente il divieto di fecondazione eterologa in quanto confliggente con gli artt. 8 e 14 della CEDU, anche e sopratutto in relazione al Trattato di Lisbona del 2009.
Con un'esteso comparto motivazionale, il Tribunale di Salerno approfondisce il sistema delle fonti del diritto ed il rapporto con la normativa sovranazionale, interrogandosi altresì sulla problematica nascente dal contrasto tra le disposizioni nazionali e le prescrizioni della CEDU.
In questa prospettiva, nel sistema della gerarchia delle fonti del diritto, l’art. 117, comma 1, Cost., come sostituito dall’art. 3 della legge costituzionale 18 ottobre 2001 n. 3, dispone che "La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali".
Con riguardo all’ordinamento comunitario, la norma va letta in combinato disposto con l’art. 11 Cost. che "consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni".
Occorre chiedersi, a questo punto, come si inseriscono, in questo contesto, le disposizioni della CEDU.
Con le sentenze n. 348 e 349 del 2007, la Corte Costituzionale ha escluso che le disposizioni della CEDU abbiano efficacia diretta a livello interno, non avendo la natura di diritto comunitario, riconducendole alla previsione del carattere sovraordinato degli obblighi internazionali pattizi, di cui all’art. 117, comma 1, Cost., non direttamente applicabili, ex art. 11 Cost, per limitazione della sovranità dello Stato italiano nelle relative materie.
Ciò significa che ogni giudice interno, in presenza di tale contrasto, deve tentare di risolverlo in via interpretativa, adottando un significato della norma interna orientato e conforme al testo e allo spirito della CEDU.
Ove il contrasto non possa essere composto per via interpretativa, si pone una questione di costituzionalità della disciplina interna in raffronto al parametro costituzionale dell’art. 117, rispetto al quale le disposizioni CEDU assumono il carattere di norme interposte.
La Corte Costituzionale ha ulteriormente chiarito che il contrasto tra la legge nazionale e la disposizione della CEDU va verificato anche alla luce dell’interpretazione che di quest’ultima è stata fornita dalla Corte europea, ovvero, più precisamente, nel significato attribuito dalla Corte specificamente istituita per dare a esse (cioè alle disposizioni della CEDU) interpretazione e applicazione.
Ora, tornando alla fattispecie concreta, secondo i reclamanti il quadro normativo di riferimento è mutato rispetto a questi approdi della giurisprudenza costituzionale a seguito dell’entrata in vigore nell’ordinamento italiano (in data 1.12.2009) del Trattato di Lisbona (ratificato in Italia con la legge 2 agosto 2008 n. 130), che avrebbe attribuito alle disposizioni CEDU la medesima efficacia diretta della normativa comunitaria.
Sostengono altresì che il Trattato di Lisbona ha comunitarizzato le disposizioni della CEDU, che hanno trovato per tale via ingresso nell’ambito del diritto della UE, con la conseguenza che i rapporti fra il sistema normativo interno e le disposizioni CEDU non sono più regolati dall’art. 117, bensì dall’art. 11 Cost. e che le seconde dettano la disciplina direttamente applicabile e prevalente sulla contraria norma interna; che, in ipotesi di disposizione interna configgente con la norma e/o la decisione della Corte Europea, non suscettibile di interpretazione adeguatrice, il giudice ordinario dovrà disapplicare la norma interna.
Purtuttavia il Tribunale di Salerno con condivide gli assunti dei ricorrenti, considerando che la CEDU non è equiparata al diritto comunitario ed il Trattato di Lisbona nulla ha modificato circa la non diretta applicabilità nell’ordinamento italiano.
Resta, per l’ordinamento giuridico interno solo un obbligo internazionale ex art. 117, comma 1, Cost., con tutte le conseguenze già evidenziate dalla Corte Costituzionale con le sentenze gemelle del 2007 in termini di interpretazione conforme e di prevalenza mediante questione di legittimità costituzionale.
Anche in base al nuovo testo dell’art. 6 del Trattato sull’Unione europea, le disposizioni CEDU non sono da considerare parte integrante del diritto dell’Unione, con la conseguenza che i giudici comuni non possono disapplicare le norme interne ritenute incompatibili con le norme della Convenzione, senza dover attivare il sindacato di costituzionalità.
Vengono così ribaditi i seguenti principi:
- le norme della CEDU, nel significato loro attribuito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, specificamente istituita per dare ad esse interpretazione ed applicazione (art. 32, paragrafo 1, della Convenzione), integrano, quali norme interposte, il parametro costituzionale espresso dall’art. 117, comma, 1 Cost., nella parte in cui impone la conformazione della legislazione interna ai vincoli derivanti dagli obblighi internazionali;
- che l’art. 117, comma 1, Cost., ed in particolare l’espressione "obblighi internazionali" in esso contenuta, si riferisce alle norme internazionali convenzionali anche diverse da quelle comprese nella previsione degli artt. 10 e 11 Cost.;
- che il contrasto di una norma nazionale con una norma convenzionale, in particolare della CEDU, si traduce in una violazione dell’art. 117, comma 1, Cost.;
- che, nel caso in cui si profili un contrasto tra una norma interna e una norma della CEDU, il giudice nazionale comune deve preventivamente verificare la praticabilità di un’interpretazione della prima conforme alla norma convenzionale, e se questa verifica dà esito negativo e il contrasto non può essere risolto in via interpretativa, il giudice comune, non potendo disapplicare la norma interna né farne applicazione, avendola ritenuta in contrasto con la CEDU, e pertanto con la Costituzione, deve denunciare la rilevata incompatibilità proponendo una questione di legittimità costituzionale in riferimento all’art. 117, comma 1, Cost.;
- che, sollevata la questione di legittimità costituzionale, il Giudice delle leggi, dopo aver accertato che il denunciato contrasto tra norma interna e norma della CEDU sussiste e non può essere risolto in via interpretativa, è chiamata a verificare se la norma della Convenzione, che si colloca pur sempre ad un livello sub-costituzionale, si ponga eventualmente in conflitto con altre norme della Costituzione, con la conseguenza che, in questa, seppur eccezionale, ipotesi, deve essere esclusa l’idoneità della norma convenzionale a integrare il parametro costituzionale considerato.
In questo modo, chiarita la natura giuridica delle norme CEDU ed esclusa l’attribuzione al giudice interno del potere, evocato dai reclamanti, di disapplicazione della norma interna con esse confliggente, il Tribunale esclude che sussistano le condizioni per provocare un sindacato del Giudice delle leggi, in relazione ai profili della rilevanza nel caso concreto e della non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale.
Pertanto, la massima finale: "In tema di procreazione medicalmente assistita, il divieto di fecondazione eterologa mediante donazione di ovuli, previsto dall’articolo 4, comma 3, della legge n. 40 del 2004, non eccede in sé il margine di discrezionalità consentito al legislatore nazionale dall’articolo 8 della Cedu. Ne consegue che deve essere rigettata la domanda cautelare ante causam, proposta da una coppia di coniugi, volta a far dichiarare il loro diritto a ricorrere alle metodiche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, a utilizzare il materiale genetico di terzo donatore anonimo, a sottoporsi a un protocollo di procreazione medicalmente assistita adeguato ad assicurare le più alte chance di risultato utile e a sottoporsi a un trattamento medico eseguito secondo tecniche e modalità compatibili con un elevato livello di tutela della salute della donna".

Avv. Nicolò Marella


Altri risultati nella categoria Famiglia

Famiglia

Relazione extraconiugale? Addebito se determina la crisi coniugale

Tribunale di Velletri, Sezione 1, 23 aprile 2020

Famiglia

Bigenitorialità ai tempi del coronavirus

Tribunale di Terni, 30 marzo 2020 - Tribunale di Bari 26 marzo 2020

Famiglia

Figli, social e internet: il genitore è responsabile se non vigila correttamente

Tribunale di Caltanissetta, 08 ottobre 2019

Famiglia

Minori e Whatsapp? Devono controllare i genitori

Tribunale di Caltanissetta 08 ottobre 2019

Famiglia

Mancata assistenza economica al figlio - Non é reato se saltuaria

Corte di Cassazione, Sez. VI penale, 28 agosto 2012 n. 33319

Famiglia

Assegno di mantenimento per i figli - Revisione - Effettività solo dalla modifica

Corte di Cassazione, Sez. I, 11 luglio 2012 n. 11648

Famiglia

Dichiarazione giudiziale di paternità - Rifiuto di sottoporsi ad esame ematologico

Corte di Cassazione, Sez. I, 24 luglio 2012 n. 12971

Famiglia

Fecondazione eterologa - Divieto italiano - Legittimità in relazione alla normativa europea

Tribunale di Salerno, Sez. I, Ordinanza 10 luglio 2012

Famiglia

Il coniuge separato, assegnatario della casa, non può opporsi all'esecuzione creditoria

Corte di Cassazione, Sez. III, 19 luglio 2012 n. 12466

Famiglia

Separazione - Assegno di mantenimento - Elargizioni dei familiari all'obbligato - Irrilevanza

Corte di Cassazione, Sez. I, 21 giugno 2012 n. 10380

Famiglia

Convivenza - Compossesso dell'immobile da parte del convivente non proprietario - Mero detentore

Corte di Cassazione, Sez. II, 14 giugno 2012 n. 9786

Famiglia

Separazione e divorzio - Anche i figli maggiorenni possono intervenire nel processo

Corte di Cassazione, Sez. I, 19 marzo 2012 n. 4296

Famiglia

Donazione - Revocazione per sopravvenienza figli - Adozione di maggiore di età - Ammissibilità - Esclusione

Donazione - Revoca - Non revocabile l’atto per sopravvenienza di figli se il donante adotta una persona maggiorenne

Famiglia

Adozione - Sì se nonna e zia sono inadeguate

Corte di Cassazione, Sez. I, 13 aprile 2012 n. 5883