Corte di Cassazione, Sez. I, 10 aprile 2012 n. 5652

Categoria: Famiglia


Con la pronuncia in rassegna la Suprema Corte si pone il seguente quesito: il dovere del genitore naturale di concorrere al mantenimento del figlio insorge dalla nascita dello stesso, anche nell’ipotesi in cui la procreazione sia stata solo successivamente accertata con sentenza, ed, in mancanza, dà luogo al risarcimento del danno non patrimoniale?
La Corte risponde che l‘obbligo di mantenere il figlio deriva dalla procreazione e prescinde dalla domanda. Il tardivo riconoscimento dà luogo a danni non patrimoniali.

Il caso
Tizio esponeva di essere figlio naturale riconosciuto di Caio, che, venuto a conoscenza del concepimento, aveva interrotto ogni rapporto con la madre, rifiutandosi di riconoscere il figlio e di mantenerlo, così costringendolo a un’esistenza, considerate le misere condizioni della madre, piena di stenti e di privazioni, nel corso della quale andava incontro a varie vicis- situdini, poi superate con la costituzione di un proprio nucleo familiare.
Tizio chiedeva che il Tribunale di Catania, accertata la filiazione naturale, disponesse a proprio favore un assegno mensile a titolo di alimenti ponendolo a carico del convenuto, condannando altresì costui a corrispondergli a titolo di restituzione o risarcimento del danno una somma pari all’assegno alimentare dovuto.
Il padre chiedeva il rigetto delle domande, contestando principalmente di essere il padre naturale dell’attore.
Il Tribunale adito dichiarava la dichiarazione di paternità, rigettava la richiesta di assegno alimentare e, in parziale accoglimento della pretesa risarcitoria, liquidava, in via equitativa, la somma di euro 25.000.
Proponeva appello Caio, mentre Tizio proponeva impugnazione incidentale sull’incongruità per difetto della somma liquidata a titolo di risarcimento.
La Corte di appello di Catania rigettava tanto l’appello principale quanto quello incidentale.
Per la cassazione di tale decisione Tizio propone ricorso.

La decisione
La corte territoriale ha correttamente affermato la responsabilità di Caio, in considerazione il principio secondo cui l’obbligo del genitore naturale di concorrere al mantenimento del figlio insorge con la nascita dello stesso, ancorché la procreazione sia stata successivamente accertata con sentenza, atteso che la sentenza dichiarativa della filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento e quindi, ai sensi dell’art. 261 c.c., implica per il genitore tutti i doveri propri della procreazione legittima, incluso quello del mantenimento ai sensi dell’art. 148 c.c., ricollegandosi tale obbligazione allo status genitoriale ed assumendo, di conseguenza, efficacia retroattiva.
La sussistenza di tale obbligo, raccordata alla consapevolezza del concepimento, esclude la fondatezza della tesi secondo cui la responsabilità di Caio dovrebbe escludersi in assenza di specifiche richieste provenienti dalla madre o dal figlio. Prescindendo dal rilievo inerente all’inutilità di richieste successive dopo un rifiuto iniziale espresso in termini categorici, soccorre il principio secondo cui l’obbligo dei genitori di mantenere i figli (artt. 147 e 148 c.c.) sussiste per il solo fatto di averli generati e prescinde da qualsivoglia domanda, sicché nell’ipotesi in cui al momento della nascita il figlio sia riconosciuto da uno solo dei genitori, tenuto perciò a provvedere per intero al suo mantenimento, non viene meno l’obbligo dell’altro genitore per il periodo anteriore alla pronuncia della dichiarazione giudiziale di paternità o maternità naturale, essendo sorto sin dalla nascita il diritto del figlio naturale ad essere mantenuto, istruito ed educato nei confronti di entrambi i genitori.
Con la nota decisione delle Sezioni unite n. 26972 del 2008,
si è ribadito come, al di là del ricorso a varie figure di danno, diversamente denominate per meri fini descrittivi, debba affermarsi, in base ad un’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., la risarcibilità del pregiudizio di natura non patrimoniale, quando il fatto illecito abbia violato in modo grave diritti inviolabili della persona, come tali oggetto di tutela costituzionale.
Non può dubitarsi, con riferimento al caso di specie, come il disinteresse dimostrato da un genitore nei confronti di un figlio, manifestatosi per lunghi anni e connotato, quindi, dalla violazione degli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione, determini un vulnus, dalle conseguenze di entità rimarchevole ed anche, purtroppo, ineliminabili, a quei diritti che, scaturendo dal rapporto di filiazione, trovano nella Carta costituzionale, e nelle norme di natura internazionale recepite nel nostro ordinamento, un elevato grado di riconoscimento e di tutela.


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