Corte di Cassazione, Sez. II, 28 maggio 2012 n. 8493

Categoria: Successioni

La sentenza in rassegna affronta lo studio degli artt. 474 e 476 c.c., disciplinanti le modalità di accettazione dell'eredità, con particolare riferimento all'accettazione tacita.
Nello specifico, la Corte si é interrogata sulla valenza effettiva della contumacia di un erede in un giudizio attinente proprio l'eredità cui il medesimo era stato chiamato, optando per l'irrilevanza della dichiarazione contumaciale.
L'accettazione di eredità può essere desunta anche dal comportamento dei chiamati che abbiano posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare, senza che possa avere rilievo - in senso contrario - la circostanza che l'erede sia rimasto contumace in una controversia relativa a diritti compressi nell'asse ereditario.
Nel giudizio di divisione della comunione ereditaria, occorrendo assicurare la formazione di porzioni di valore corrispondente alle quote, può aversi riguardo alla stima dei beni effettuata in data non troppo vicina a quella della decisione soltanto se si accerti che, nonostante il tempo trascorso, per la stasi del mercato o per il minor apprezzamento del bene in relazione alle sue caratteristiche, non sia intervenuto un mutamento di valore che renda necessario l'adeguamento di quello stabilito al tempo della stima; il relativo accertamento è riservato all'apprezzamento di fatto del giudice del merito ed è censurabile in sede di legittimità qualora non sia sorretto da una motivazione logica ed adeguata.
Nella specie, la Corte ha cassato con rinvio l'impugnata sentenza con la cui motivazione era stato escluso, in modo apodittico, che si fosse verificata, dall'effettuato accertamento tecnico, una significativa variazione di valore dell'immobile da dividere, in netto contrasto col generale andamento del mercato immobiliare, non fornendosi, altresì, un'idonea giustificazione del diniego di rinnovazione della c.t.u., invocata dagli appellanti in forza del loro diritto a vedersi riconosciuto un conguaglio corrispondente all'effettivo valore di mercato dell'immobile al momento della sua attribuzione e non a quello determinato ben nove anni prima, sia pure rivalutato.


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