Approfondimento dello Studio Legale

Categoria: Edilizia

La novità
Con l’emendamento introdotto dall’art. 2 del D.L. n. 5/2012, la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) va corredata dalle “attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati” solo se ciò è previsto dalla legge.
In buona sostanza, complessivamente leggendo, l’art. 19, L. n. 241/1990 diviene: “la segnalazione è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, nonché, ove espressamente previsto dalla normativa vigente, dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità da parte dell’Agenzia delle imprese di cui all’art. 38, comma 4, del D.L. 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla L. 6 agosto 2008, n. 133, relati-ve alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni e asseverazioni sono corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione”.

Nella logica della semplificazione, chi segnala l’inizio di un’attività (cioè chi presenta la SCIA) deve dare prova degli stati, delle qualità personali e dei fatti che ne costituiscono il presupposto, nonché deve presentare le attestazioni e le asseverazioni dei tecnici abilitati solo se e quando la legge lo prescrive.
A tal proposito, si segnala il presente articolo dedicato alla S.C.I.A.
In sostanza, con la novella in rassegna la P.A. non potrà imporre al cittadino di allegare la documentazione tecnica senza una esplicita previsione normativa.

La semplificazione nelle attività edilizie
Nel testo dell’art. 23, d.P.R. n. 380/2001, la denuncia di inizio attività che il proprietario dell’immobile o chi abbia titolo presenta allo sportello unico è “accompagnata da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie".
La denuncia di inizio attività è, inoltre corredata dall’indicazione dell’impresa cui si intende affidare i lavori.
In edilizia, è espressamente previsto dalla normativa vigente che la SCIA (o la DIA edilizia) sia “accompagnata” dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati sulla conformità delle opere alle disposizioni urbanistiche, ai regolamenti edilizi vigenti, alle norme di sicurezza e a quelle igienico-sanitarie e che la stessa sia “corredata” dall’indicazione dell’impresa affidataria delle opere.
E` altresì necessario che tali attestazioni ed asseverazioni siano corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione.
Le attestazioni e asseverazioni dei tecnici abilitati sono quelle relative all’osservanza delle norme di sicurezza, antincendio, igienico e sanitarie e delle norme relative all’efficienza energetica.
La liberalizzazione risale ufficialmente all’art. 5, L. n. 70/2011 che ha introdotto il silenzio assenso per il rilascio del permesso di costruire, e ha esteso la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) agli interventi edilizi precedentemente compiuti con denuncia di inizio attività (DIA).
Più che una vera e propria liberalizzazione si tratta in ambo i casi di una semplificazione.
Difatti, la semplificazione che si realizza con la SCIA, attiene, come è noto, all’inizio dell’attività che avviene immediatamente e senza necessità di attendere la scadenza di alcun termine, come era nella precedente disciplina dell’art. 19, L. n. 241/1990 e nell’art. 23, d.P.R. n. 380/2001 che prevedeva il decorso di trenta giorni per l’inizio dell’attività e legittimava i poteri inibitori dell’amministrazione negli ulteriori trenta giorni dalla comunicazione di avvio.
La novella è valsa comunque a risolvere il problema interpretativo dell’applicazione della SCIA anche nell’edilizia, insorto con l’emanazione del D.L. n. 78/2010, che al comma 4-bis dell’art. 49 aveva previsto la sostituzione generalizzata della SCIA alla DIA, senza considerare la specialità del settore edilizio (nella circolare del 16.09.2010 il Ministero per la semplificazione normativa ha chiarito che la SCIA si applica non solo all’avvio dell’attività d’impresa, ma sostituisce anche la DIA in edilizia, eccetto la DIA alternativa al permesso di costruire (cd. superDIA), consentendo di avviare i lavori il giorno stesso della sua presentazione.
La ratio è nel senso della interpretazione e cioè del coordinamento della SCIA con la DIA edilizia e non della sostituzione dell’art. 23 d.P.R. n. 380/2001 con le disposizioni introdotte con l’art. 5, D.L. n. 70/2011, secondo una filosofia che la complessità della società esige norme che disciplinino i comportamenti dei singoli nell’interesse della collettività`.
In conclusione: le attestazioni e le asseverazioni corredate dagli elaborati tecnici necessari per con- sentire le verifiche di competenza dell’amministrazione che devono essere poste a supporto della DIA edilizia sono ancora quelle dell’art. 23 d.P.R. n. 380/2001, perché ́ previste dalla normativa vigente.

Conclusioni
La procedura più semplice (senza documenti non richiesti dalla legge) agevola la formazione del silenzio inadempimento sulla SCIA previsto dall’art. 1 e concorre al raggiungimento dell’obiettivo di eliminare le dichiarazioni, attestazioni, certificazioni comunque denominate non necessarie, a garanzia della corrispondenza degli adempimenti amministrativi agli interessi pubblici coinvolti nei procedimenti riguardanti soggetti privati e imprenditori, secondo le lett. a) e b) del comma 2-ter dell’art. 8, comma 2, L. n. 180/ 2011 (come sostituito dall’art. 3 del decreto legge in esame).
Nel loro insieme, tutte e tre le disposizioni concorrono ad attribuire al termine di conclusione del procedimento la valenza di elemento essenziale dell’atto, la cui rilevanza nell’attività amministrativa si riflette sul danno da ritardo.
In altre parole, “l’atto è legittimo in quanto tempestivo” immune cioè da vizi che concernono il tempo in cui deve essere emanato e il procedimento va concluso.
La violazione del tempo del procedimento diventa violazione di legge che inficia l’atto sotto il profilo risarcitorio (ferma restando la valutazione degli altri profili annullatori).
Dall’atto intempestivo derivano tre ordini di conseguenze:
1) la tutela amministrativa per il privato;
2) la responsabilità` contabile per l’ente da accertare ad opera della Corte dei conti;
3) la penalizzazione nella carriera del funzionario.
Da ci scaturisce, per un verso, la necessità di liberare l’atto da tutto quanto non è necessario per la sua emanazione, con l’utilizzo delle autocertificazioni da integrare, se necessario, con le attestazioni, delle asseverazioni di tecnici abilitati e le dichiarazioni di conformità da parte dell’agenzia delle imprese.
Economicamente, perciò`, una procedura più semplice non solo costa di meno, ma impegna di meno sotto il profilo temporale i dirigenti, i funzionari ed i titolari del potere sostitutivo in caso d’inadempimento.

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