Approfondimento dello Studio Legale

Categoria: Edilizia

La sequenza del nuovo procedimento di rilascio del permesso di costruire è così scandita:

- l’istanza è presentata allo Sportello Unico ed è necessariamente corredata dall’asseverazione di un tecnico sulla conformità agli strumenti urbanistici ed alle normative di settore aventi incidenza sull’attività edilizia (compresa la normativa igienico-sanitaria, qualora non vengano in rilievo profili di discrezionalità);

- entro 10 giorni dalla presentazione dell’istanza, lo Sportello Unico comunica all’interessato il nominativo del responsabile del procedimento;

- entro 60 giorni dalla presentazione dell’istanza (termine raddoppiato per i comuni con più di 100.000 abitanti), il Responsabile del procedimento cura l’istruttoria e formula una proposta di provvedimento.

Questo termine di 60 giorni può essere eventualmente:

- sospeso, se il Responsabile ritiene di proporre al richiedente modifiche al progetto di lieve entità, assegnandogli un termine per aderire; in caso di adesione, il richiedente ha 15 giorni per integrare la documentazione. All’esito di questa fase eventuale, il termine per formulare la proposta di provvedimento riprende a decorrere dal momento in cui era stato sospeso (quindi computando il tempo già decorso);

- interrotto, ma solo per una volta e comunque entro i primi 30 giorni dalla presentazione dell’istanza (termine raddoppiato per i comuni con più di 100.000 abitanti), se il Responsabile richiede motivatamente integrazioni documentali; dalla ricezione delle integrazioni, il termine ricomincia a decorrere (parrebbe ex novo, quindi ci sarebbero altri 60 giorni, così almeno va intesa in senso tecnico l’ “interruzione” di un termine);

- una fase eventuale è costituita dalla comunicazione del preavviso di rigetto ex art. 10 bis della L. 241/1990;

- entro 30 giorni dalla proposta di provvedimento ovvero dall’esito della conferenza dei servizi nei casi previsti, deve intervenire il provvedimento definitivo;

- i giorni sono 40 (sempre decorrenti dalla proposta di provvedimento), se vi è stata la fase eventuale della comunicazione del preavviso di rigetto; si tiene conto in questo modo del termine di 10 giorni che l’art. 10 bis della L. 241/1990 assegna all’interessato per presentare osservazioni (Il Comune potrebbe trovarsi, se l’interessato si prende tutti i dieci giorni per presenta le osservazioni, a dovere valutare le osservazioni nell’imminenza della scadenza del termine per provvedere, con tutti i problemi che ciò comporta);

- i giorni sono 75 e decorrono dalla presentazione della domanda nell’ipotesi in cui l’interessato decida di richiedere un permesso di costruire ex art. 22, c. 7 del D.P.R. 380/2001, pur potendo presentare una D.I.A. semplice ex art. 22, commi 1 e 2 del D.P.R. 380/2001;

- decorso inutilmente il termine di 30, 40 (in caso di preavviso di rigetto) o 75 giorni per provvedere, senza che sia comunicato un motivato diniego, si verifica un’ipotesi di silenzio-assenso ai sensi dell’art. 20 della L. 241/1990, ad eccezione delle ipotesi in cui si sia in presenza di un vincolo ambientale, paesaggistico o culturale; in queste ipotesi:

- se la tutela vincolistica è di competenza della amministrazione comunale, il termine di 30 giorni per adottare il provvedimento finale decorre dall’atto di assenso; se non c’è l’assenso e il termine di 30 giorni decorre inutilmente, sulla domanda di p.c. si forma il silenzio-rifiuto;

- se la tutela vincolistica non è di competenza della amministrazione comunale ma di altra autorità e l’interessato non abbia prodotto il relativo atto di assenso, il comune lo acquisisce nell’ambito di una conferenza di servizi ex art. 5, c. 4 del Testo Unico dell’Edilizia e il termine di 30 giorni per concludere il procedimento di rilascio del p.c. decorre dall’esito della conferenza; se l’assenso non interviene e il termine di 30 giorni decorre inutilmente, sulla domanda di p.c. si forma il silenzio-rifiuto;

La novità più rilevante consiste nell’introduzione in materia di rilascio del permesso di costruire di un’ipotesi di silenzio-assenso, che consente all’interessato di divenire titolare di un provvedimento tacito di assenso sulla scorta del quale eseguire l’intervento edilizio.
Sarebbe opportuno (anche se non obbligatorio) che l’interessato inviasse quantomeno una comunicazione al Comune, dichiarando che si è formato il silenzio assenso sulla sua domanda di p.c. e che, quindi, procede coi lavori.
Questa dichiarazione potrebbe anche essere contenuta direttamente nella comunicazione di inizio lavori.
Poiché il titolo edilizio inteso come il classico “pezzo di carta” in concreto non esiste, ma è implicito, il titolare, dal punto di vista formale, dovrebbe indicare il suo titolo facendo riferimento al protocollo e alla data della sua domanda di p.d.c..

Cosa può fare il Comune dopo che si è formato il p.c. mediante silenzio-assenso?
L’unico potere che residua in capo al Comune in ordine al titolo formatosi per silenzio è quello di annullamento in autotutela ai sensi dell’art. 21 nonies della legge n. 241/1990. Tale articolo di legge afferma che, per disporre l’annullamento d’ufficio, non è sufficiente che il p.c. sia illegittimo, ma occorre anche che vi sia un interesse pubblico all’annullamento, che l’interesse pubblico prevalga su quello privato a mantenere il titolo edilizio e che sia trascorso un tempo ragionevole tra il rilascio del titolo (nel nostro caso non c’è il rilascio ma il titolo si forma tacitamente) e l’annullamento.


Altri risultati nella categoria Edilizia