Corte di Cassazione, Sez. I, 19 marzo 2012 n. 4296

Categoria: Famiglia

È ammissibile nei giudizi di separazione e divorzio l’intervento del figlio maggiorenne che abbia diritto al mantenimento, in tale veste legittimato in via prioritaria a ottenere il versamento diretto del contributo.
L’intervento in giudizio del figlio maggiorenne economicamente non autosufficiente può avvenire in tutte le forme previste dall’art. 105 c.p.c. (per far valere un diritto relativo all’oggetto o dipendente dal titolo della controversia, o eventualmente in via adesiva) e assolve una funzione di ampliamento del contraddittorio, consentendo al giudice di provvedere in merito all’entità e al versamento del contributo al mantenimento sulla base di un’approfondita ed effettiva disamina delle istanze dei soggetti interessati.

La vicenda
ll substrato sostanziale della quaestio sottoposta ai giudici di legittimità è rappresentato dagli artt. 147 e 148 c.c., i quali traducono in diritto positivo il principio - espressione di uno ius naturalis - circa il dovere dei genitori di contribuire al mantenimento dei figli ed in modo accorto non lo delimitano al raggiungimento della maggiore età del figlio.
Tale principio - che come attesta l’art. 155 c.c. non può evidentemente venir meno per effetto della separazione o del divorzio - è recepito e consolidato nella giurisprudenza, che si è sempre espressa (anche prima della novella attuata con l. n. 54/2006 e pur in assenza di un’esplicita previsione normativa) nel senso del pacifico riconoscimento del diritto al mantenimento per il figlio maggiorenne non autosufficiente.
La durata del corrispondente obbligo gravante sui genitori è stata così protratta sino al momento in cui il figlio non abbia raggiunto l’indipendenza economica, o non si sia adeguatamente (e in ciò colpevolmente) attivato per conseguire un titolo di studio e/o procurarsi un reddito di lavoro, o abbia ingiustificatamente rifiutato il reperimento di un’attività lavorativa.
In questo senso si è ancorata la cessazione dell’obbligo di mantenimento al dato empirico del raggiungimento dell’indipendenza economica, non rilevando in concreto - a differenza di quanto attiene al rapporto tra i coniugi - l’idoneità del reddito percepito a garantire il tenore di vita goduto in precedenza all’interno della famiglia (anche separata).


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